A ogni bombardamento russo, corrisponderà una reazione di potenza simile da parte dell’Ucraina. Non ci sono più limiti, i legacci imposti da parte degli alleati occidentali all’uso di alcune armi in territorio russo si sono sciolti, perché l’Ucraina fa da sola, arriva a Mosca, senza dover chiedere il permesso, con le proprie armi. La scorsa settimana, l’esercito russo ha colpito l’Ucraina con un attacco durato trenta ore. I missili e i droni si sono accaniti in modo particolare contro la capitale, Kyiv, dove nella notte fra il 13 e il 14 maggio, è stata colpita con forza un’area residenziale e sotto le macerie sono stati trovati i corpi di più di venti civili. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha minacciato una risposta forte, per la prima volta ha messo in campo una logica mai usata prima: occhio per occhio. La risposta è arrivata nel fine settimana, quando i droni di Kyiv sono riusciti a colpire la penisola di Crimea e la regione di Mosca, mostrando di poter eludere le difese, planare e attaccare in gruppo obiettivi sensibili come infrastrutture militari e industriali, depositi di carburante, lanciamissili. Per Mosca è impossibile negare, le conseguenze degli attacchi non si possono nascondere, l’idea della guerra tenuta lontano dai confini non è più una bugia vendibile al popolo russo, allora il Cremlino ha dovuto cambiare strategia. Adesso degli attacchi degli ucraini se ne parla con insistenza, in giornali, salotti televisivi, conferenze stampa.In risposta, l’esercito russo ha colpito l’Ucraina, puntando a edifici residenziali in diverse regioni. Ha molta capacità di fare male a Kyiv, ma deve trovare il modo di raccontare quello che sta accadendo anche internamente, e non basta dire che le difese russe riescono ad abbattere molti droni ucraini: i danni si vedono ovunque. Ai russi interessa poco se l’esercito colpisce l’Ucraina come rappresaglia se non riesce a fermare gli attacchi che possono arrivare fino alla capitale. I media russi non negano più, nemmeno il Cremlino lo fa. Per la prima volta le foto di alcuni degli edifici colpiti sono state pubblicate sui giornali russi. Quello che accade non viene nascosto, viene mostrato, anche perché ci sono state vittime, almeno tre. Il Cremlino non ha più paura di mostrare le ferite, ma lo fa seguendo un copione preciso, che piaccia alla popolazione, che la faccia sentire in pericolo, che la motivi a resistere contro un nemico molto grande. E’ stato Putin a iniziare a ridefinire gli schieramenti e lo ha fatto durante il suo discorso del 9 maggio, quando prima che prendesse inizio la parata militare sulla Piazza Rossa, in occasione del Giorno della vittoria, ha detto che la Russia è in guerra contro la Nato. L’Ucraina è stata descritta sin dall’inizio dell’invasione su vasta scala come una terra di conquista, bisognosa dell’aiuto russo per essere “denazificata” o strumento dell’Alleanza atlantica usata per colpire la Russia. Nel racconto di Mosca, Kyiv non ha identità, subisce le decisioni altrui, quindi, anche per parlare degli enormi attacchi che colpiscono le regioni russe, mettono fuori uso depositi di carburante e raffinerie di petrolio, nessuno ammette che l’Ucraina ha raggiunto una capacità straordinaria. Quello che la propaganda del Cremlino racconta è che è la Nato a mettere a disposizione di Kyiv gli strumenti adatti per portare avanti la sua guerra per procura contro i russi. Con questo espediente, il Cremlino cerca di far credere alla popolazione che la guerra lunghissima è combattuta contro un nemico molto grande, ricco, numeroso, tentacolare. L’Ucraina viene sminuita, confinata al ruolo della mano che preme il grilletto di una pistola che le è stata messa in mano da altri.La verità sul campo di battaglia, invece, è che gli ucraini non soltanto sono sempre più forti, ma anche più indipendenti. Hanno sempre bisogno degli alleati, sono alla ricerca di contraerea per proteggersi dagli attacchi russi, ma inventano armi che possono arrivare ovunque. Ieri Zelensky ha pubblicato alcuni dettagli di un rapporto dell’intelligence ucraina, che sarebbe riuscita a leggere alcuni documenti russi, in cui si parla di una riduzione dei pozzi petroliferi attivi, della raffinazione del petrolio scesa del dieci per cento dall’inizio dell’anno fino a ora. E’ facile mentire ai russi, Mosca però è pronta a farlo anche con il resto del mondo.Vladimir Putin oggi andrà in Cina, incontrerà il leader cinese Xi Jinping, che la scorsa settimana ha ricevuto il presidente americano, Donald Trump. Il rapporto fra Mosca e Pechino è di reciproco vantaggio, ma Putin non può mostrare le sue debolezze all’alleato. Economicamente la Russia registra dati molto negativi, ha bisogno del sostegno finanziario di Xi Jinping. Gli attacchi ucraini stanno però mostrando che oltre alla debolezza economica, la Russia soffre anche di una debolezza militare e la paura dei leader internazionali di recarsi a Mosca il 9 maggio, ha dimostrato che la fama dei droni ucraini è arrivata ovunque, sicuramente anche in Cina. Il capo del Cremlino arriva a Pechino anche con un altro problema di immagine da risolvere: ieri un drone russo ha colpito un mercantile legato alla Cina nel Mar Nero.