Volodymyr Zelenskyj ha parlato di operazioni “assolutamente giustificate”. Lo scorso fine settimana l’Ucraina ha colpito la Russia con forza, inviando circa seicento droni carichi di esplosivi contro bersagli in quattordici regioni del paese nemico.
Gli attacchi più impressionanti sono stati quelli contro Mosca, dove nonostante l’uso di potenti difese antiaeree i droni ucraini hanno colpito degli impianti industriali, come dimostrano le colonne di fumo riprese dai video amatoriali. Nella capitale russa il bilancio è di quattro morti e vari feriti.
In questo modo l’Ucraina ha risposto alle centinaia di droni russi che negli ultimi giorni si sono abbattuti sulle sue città, provocando più di venti vittime. Mai, in quattro anni di guerra, i due paesi avevano usato simultaneamente così tanti droni per colpire il territorio nemico, un modo per aggirare le difese antiaeree, incapaci di distruggere molti velivoli contemporaneamente.
Ma soprattutto è la prima volta in cui l’Ucraina colpisce la Russia in modo così duro, con una dimostrazione di grande forza e audacia contro un avversario che non usa certo la misura quando si tratta di attaccare obiettivi civili e infrastrutture vitali.
Si possono ipotizzare due spiegazioni per questa escalation. Prima di tutto bisogna considerare il contesto: un cessate il fuoco poco rispettato per Pasqua, un’amministrazione Trump che si disinteressa dell’Ucraina (perché impegnata su altri fronti, ma anche perché ha scelto di lasciare campo libero a Vladimir Putin) e infine un’Ucraina che ha bisogno di dimostrare di non essere vicina a “perdere la guerra”, come sostiene Washington, e di avere la capacità di resistere alla potenza russa.











