di William Todts e Andrea Boraschi*

Stiamo ancora vivendo la più grave crisi energetica degli ultimi decenni. Dopo il gas nel 2022, ora è la volta del petrolio, i cui prezzi sono esplosi colpendo i consumi energetici delle famiglie italiane, tra i più alti d’Europa. Ma finalmente qualcosa si muove. L’Italia ha ottenuto il via libera da Bruxelles per un piano da 23 miliardi di euro per le rinnovabili, mentre per l’auto elettrica, negli ultimi mesi, si registrano tassi di crescita di oltre l’80%, uno dei trend più marcati in Europa. Gli italiani, di fronte al caro energia, hanno iniziato a scegliere l’elettrificazione dei consumi.

In questo contesto, nell’Ue si discute di rivedere il regolamento sulle emissioni delle auto. A oggi l’Europa ha un obiettivo chiaro: arrivare a emissioni zero del nuovo immatricolato al 2035. La Commissione ha proposto allentamenti di obiettivi finali e tappe intermedie; l’industria dell’auto ha avanzato richieste ulteriori, per rallentare la transizione e prolungare l’età del motore endotermico e del petrolio. Ma la proposta di revisione più radicale del percorso di transizione dell’auto è giunta dall’eurodeputato del PPE Massimiliano Salini, con l’intento di fare l’esatto contrario di quanto il momento richiede. Mentre il resto d’Europa accelera, Salini propone di fermare tutto.