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12 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:22

La crisi energetica innescata dalla crisi in Medio Oriente e dalla drastica riduzione del traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz ha riportato i prezzi di benzina e diesel sopra la soglia critica dei due euro in diversi Paesi europei. Mentre il petrolio è tornato nuovamente a superare la soglia dei 100 dollari, la comunità internazionale tenta una risposta coordinata. Con il sostegno politico dei Paesi del G7, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) – che definisce la crisi la più grande interruzione di offerta della storia del mercato petrolifero –, è pronta a coordinare il rilascio di riserve strategiche nazionali fino a 400 milioni di barili. Azione a cui partecipa anche l’Italia con 10 milioni di barili, equivalenti al 13,5% delle nostre scorte di sicurezza. Tutto per garantire stabilità alle forniture. Funzionerà? Secondo la stessa Agenzia, l’efficacia è strettamente legata alla durata del blocco di Hormuz. Questione di matematica: se la chiusura dello Stretto o il rallentamento dei flussi dovessero persistere per settimane o mesi, l’iniziativa dell’Aie rischia di rivelarsi un buco nell’acqua, ha detto all’Adnkronos Francesco Sassi, docente di geopolitica dell’energia all’Università di Oslo. Finché i mercati non coglieranno segni di de-escalation nel conflitto, dunque, la minaccia iraniana dei 200 dollari al barile resta all’ordine del giorno. Né rassicurano le ultime dichiarazioni di Donald Trump: “Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi”.