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Ultimo aggiornamento: 10:14
di Matteo Leonardi*
La revisione della Direttiva europea sulla tassazione energetica ha poche possibilità di passare nelle turbolente acque di Bruxelles. Questo, perché ha bisogno dell’unanimità e il ministro dell’Economia Giorgetti si è schierato contro. L’entusiasmo di Confindustria per la posizione contraria di Giorgetti desta curiosità. L’Italia è nota per l’elevata fiscalità, soprattutto per l’energia, e dunque perché non volere un piano europeo che regoli la fiscalità sull’energia?
La Direttiva chiede che si applichino aliquote minime comuni basate sul contenuto energetico dei diversi prodotti e non sul loro volume. Nell’ultima versione di compromesso portata avanti dalla Danimarca, la Direttiva chiede che le aliquote minime, a partire dal 2030, siano di 0,05 c€/kWh per l’elettricità, 0,32 c€/kWh (3,46 c€/mc) per il gas e 3,87 c€/kWh per diesel e benzina (36,24 €/l di benzina). Questo, per rendere le politiche fiscali coerenti con quelle energetiche e ambientali e per aggiornare la fiscalità al processo di integrazione europea dei sistemi energetici. Per esempio, nel momento in cui il servizio di trasporto può essere soddisfatto sia dal vettore elettrico che da diesel e benzina, è importante che non ci siano delle incongruenze e discriminazioni tra i livelli fiscali che disincentivino l’adozione del vettore più efficiente e pulito: l’elettricità.









