La Spezia, 23 giugno 2026 – Il ministero della difesa è stato condannato a risarcire gli eredi, figlia e nipoti, di una ex lavoratore dell’Arsenale militare della Spezia morto a causa di un mesotelioma causato dall’esposizione all’amianto. Lo ha stabilito il Tribunale di Genova riconoscendo la responsabilità del Ministero in qualità di datore di lavoro dell’operaio che svolgeba il compito di calderaio e fucinatore. E’ stato accertato il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza della malattia che si è manifestata a distanza di circa trent’anni. I famigliari, la figlia e due nipoti, assistiti dall’avvocato Pietro Frisani dovranno essere risarciti con una somma quantificata in 500 mila euro. Intanto ieri le bandiere dell’associazione Afea hanno colorato l’ingresso del Tribunale in attesa della decisione del giudice per le indagini preliminari chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal sostiuto procuratore.

La querela contro Inps e Agenzia delle Entrate

Afea infatti ha presentato una querela nei confronti dell’Inps e Agenzia delle Entrate di Spezia perchè, secondo gli associati dell’Afea rappresentati dal presidente Pietro Serarcangeli e l’avvocato Sandra Biglioli, avrebbero interpretato erroneamente la legge 232 del 2016 con la quale si stabilisce l’esenzione della quota Irpef dalla pensione dei militari esposti in servizio ai rischi dell’amianto equiparati alle vittime del dovere sostenuti dall’associazione che ha sede a Santo Stefano Magra nei confronti dei quali si sta maturando un dannon patrimoniale. Secondo il legale del foro spezzino sia Inps che Agenzia delle Entrate avrebbero ignorato le varie sentenze, tra le quali della della Corte di Cassazione Tributaria constringendo gli associati a continui ricorsi e appelli che hanno portato alla presentazione della querela. In passato i rappresentanti di Afea avevano incontrtato i vertici di Inps che sembrava avessero avviato le pratiche per riconoscere l’esenzione in seguito a direttive giunte dalla sede centrale di Roma.