L'uomo, deceduto nel 2009, aveva lavorato per RFI tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari. La famiglia, assistita dall'Osservatorio nazionale amianto, ha ottenuto un risarcimento complessivo di oltre un milione di euro al termine di un lungo percorso giudiziario

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La Cassazione ha confermato la condanna nei confronti delle Ferrovie dello Stato per la morte dell'ex ferroviere delle Officine grandi riparazioni di Foggia, esposto all'amianto durante il lavoro e deceduto il 28 marzo 2009 per un mesotelioma. L'uomo, nato ad Orta Nova e residente a Foggia, aveva lavorato alle dipendenze di RFI tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari, intervenendo su motori, tubazioni, impianti elettrici e componenti che contenevano amianto.

Le condizioni di lavoro e la malattia

Secondo l'Osservatorio nazionale amianto, le lavorazioni si svolgevano in ambienti privi di adeguata aerazione e senza misure di protezione efficaci, con una costante dispersione di polveri e fibre nell'aria. I primi segnali della malattia comparvero nel dicembre 2006 e il 28 marzo 2009, l'uomo morì all'età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli.