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7 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:27
È una sentenza destinata a diventare un precedente rilevante quella del tribunale di Messina che ha condannato Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) per la morte di un suo ex operaio messinese che si è ammalto di tumore, patologia direttamente ricondotta all’esposizione professionale all’amianto. La storica sentenza arriva dopo una battaglia giudiziaria durata dieci anni e portata avanti dalla famiglia dell’uomo.
L’ex dipendente di Rfi è morto all’età di 68 anni a causa di un mesotelioma pleurico riferibile – ha stabilito il giudice – alla sua esposizione quotidiana all’amianto. La sentenza stabilisce così il nesso causa-conseguenza, tra il lavoro alle ferrovie e il tumore, riconoscendo alla famiglia un risarcimento complessivo di 1,2 milioni di euro. L’uomo, elettricista, ha lavorato a bordo dei traghetti dello Stretto di Messina di proprietà di Rfi, e negli impianti elettrici dal 1977 al 2001. Proprio alla fine della sua carriera nel 2014, quando stava per andare in pensione, al lavoratore è stato diagnosticato il mesotelioma. Dopo appena un anno è morto, lasciando la moglie e quattro figli.







