MESTRE - Un risarcimento di circa 300mila euro per la morte di un operaio a causa delle fibre di amianto inalate in anni di lavoro per l’azienda metallurgica Syndial spa di Porto Marghera. Lo ha accordato il Tribunale civile di Venezia alla vedova dell’uomo, condannando la società Eni Rewind spa, nel frattempo subentrata nella gestione aziendale, anche al pagamento di circa 20mila euro di spese legali. La sentenza, emessa dalla giudice Silvia Barison, potrà essere impugnata in appello, ma nel frattempo è provvisoriamente esecutiva.

La causa contro Eni Rewind spa è stata avviata due anni fa dal legale della vedova, l’avvocato Donato Bruno, il quale ha reclamato per la donna il diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali patiti per effetto del decesso del marito, avvenuto nel luglio del 2017 a causa di un mesotelioma pleurico, un tumore riconducibile alla prolungata esposizione all’amianto, i cui effetti si palesano anche a distanza di 20-30 anni.

L’uomo, Antonio Masoch, aveva lavorato ininterrottamente come saldatore tra l’aprile del 1963 e il settembre del 1996 nel polo industriale di Marghera, alla dipendenza di varie aziende che, dopo diverse trasformazioni societarie, furono incorporate in Enirisorse, oggi Eni Rewind.