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Ultimo aggiornamento: 16:57

Il tribunale di Genova ha condannato il ministero dell’Interno a un risarcimento di circa un milione di euro per i familiari di un vigile del fuoco della Spezia, morto a causa dell’esposizione professionale alle polveri e fibre di amianto. La sentenza, emessa dalla giudice Valentina Cingano, rappresenta un importante precedente in un lungo contenzioso che coinvolge i vigili del fuoco italiani, già vittime di numerosi casi di malattie professionali legate all’amianto. L’amianto, utilizzato in passato per la realizzazione di attrezzature e materiali di protezione, si è rivelato un nemico mortale per molti lavoratori, tra cui i vigili del fuoco, che sono stati esposti a queste sostanze altamente cancerogene durante le loro operazioni quotidiane. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale amianto parlava di 7mila vittime in un anno.

Il caso riguardante il vigile del fuoco della Spezia è stato portato avanti dal sindacato Conapo, che ha assistito la famiglia del lavoratore deceduto. Il legale del sindacato, avvocato Paolo Frisani, ha sottolineato che l’esposizione alle fibre di amianto non è stata limitata a singoli eventi, ma è stata una condizione continua e massiccia durante le attività di intervento, ma anche nelle operazioni di addestramento quotidiane. Inoltre, è emerso che, fino agli anni Novanta, i vigili del fuoco erano costretti ad utilizzare dispositivi di protezione, come coperte, guanti e maschere, che contenevano amianto, senza ricevere alcuna informazione riguardo i rischi per la salute. “Abbiamo dimostrato davanti al tribunale – ha spiegato l’avvocato Frisani – che l’esposizione alle fibre di amianto non era occasionale, ma costante. Le attrezzature contenenti amianto venivano utilizzate regolarmente, mettendo a rischio la salute dei vigili del fuoco”, ha aggiunto il legale.