di
Luigi Ippolito
L’addio a Bruxelles non ha portato i benefici che erano stati promessi. E Londra discute di tornare nell'Unione europea
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Dieci anni dopo la Brexit, è l’ora del «Brientro»? Certo è che a Londra la discussione sul ritorno in seno all’Unione europea si è riaperta: e il motivo più ovvio, sottolinea Anand Menon, direttore del think tank «Uk in a Changing Europe», è che la Brexit «non ha portato i benefici promessi». Tanto che ormai una solida maggioranza in Gran Bretagna considera la Brexit un errore e voterebbe per il rientro nella Ue.
Sicuramente, le promesse fatte alla vigilia del referendum del 2016 dai promotori del divorzio non si sono materializzate: Londra non è diventata una «Singapore-sul-Tamigi», isola liberista in un mondo globalizzato, così come non si sono visti i 350 milioni di sterline in più alla settimana per il Servizio sanitario nazionale. Soprattutto l’immigrazione, invece di diminuire, è esplosa: se è scesa quella europea, anzi si è invertita, è cresciuta in maniera esponenziale quella da Asia e Africa, fino a raggiungere il milione e mezzo di ingressi in un anno.












