Roma, 23 giu. (askanews) – Dieci anni oggi dal referendum per la Brexit, e l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non ha innescato l’effetto domino temuto nel 2016. Londra ha nel frattempo bruciato il sesto premier in un decennio, con le dimissioni ieri di Keir Starmer. Ma la tesi che oggi circola negli ambienti analitici europei è che l’addio britannico all’Unione Europea non abbia sconfitto il sovranismo europeo, piuttosto ne ha cambiato la strategia, diventata ‘interna’. I partiti che un tempo promettevano l’uscita dall’Ue hanno imparato che la via più efficace non è lasciare l’Unione, ma condizionarla rimanendo dentro.
A sostegno di tale lettura c’è il quadro dell’opinione pubblica europea. Secondo lo Standard Eurobarometer 105 realizzato tra il 12 marzo e il 5 aprile scorsi, nei 27 Stati membri quasi tre quarti degli europei ritengono che il proprio Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Ue. Il sondaggio, realizzato su 26.415 cittadini europei intervistati, conferma un consenso elevato verso la membership e indica una tendenza più ampia: il 75% dichiara di sentirsi cittadino dell’Unione, lo stesso risultato registrato nella primavera del 2025 e lo stesso massimo storico.












