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Redazione Esteri Online

Il corrispondente da Londra Luigi Ippolito e l'editorialista Beppe Servergnini rispondono alle domande dei lettori sugli effetti dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

A dieci anni dal referendum che il 23 giugno 2016 sancì l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, il bilancio della Brexit continua a dividere. Nel corso delle Conversazioni del Corriere riservate agli abbonati, il corrispondente da Londra Luigi Ippolito e l'editorialista Beppe Severgnini hanno risposto alle domande dei lettori, analizzando gli effetti del divorzio da Bruxelles sull'economia, l'immigrazione e la politica britannica. Con un dato che emerge su tutti: nonostante il crescente pentimento di parte dell'opinione pubblica, il ritorno nell'Unione europea resta uno scenario. molto lontano. Qual è la situazione economica oggi della Gran Bretagna? Il loro Pil è cresciuto? Qual è il confronto con la crescita media dell’Ue?Ippolito: «Come ha scritto proprio questa settimana l'Economist, la Brexit non ha cambiato granché la vita della Gran Bretagna, l'ha resa soltanto un po' più fastidiosa. La Brexit ha agito come un freno graduale sull'economia britannica, accentuando tendenze che erano già in corso fin dalla crisi finanziaria del 2007-2008 che è stata il grosso colpo per la Gran Bretagna, più pesante che per gli altri Paesi perché l'economia britannica è molto diepndente dal settore finanziario e quindi dal quel colpo la Gran Bretagna non si è mai ripresa, la produttività è stagnante, da allora la crescita è anemica. La Brexit ha colpito settori poco importanti per l'economia britannica come le esportazioni agroalimentari o le esportazioni di beni in generale. Pensiamo che la Gran Bretagna esporta al 60% servizi e il settore dei servizi dopo la Brexit ha avuto una crescita quasi del 50%, è una superpotenza in quel campo. Per quanto riguarda il Pil ci sono state diverse valutazioni dell'impatto della Brexit, la prima era stata dell'ufficio per la responsabilità del Bilancio che è l'organo di vigilanza dei conti pubblici che aveva detto che nel lungo periogo l'economia britannica sarebbe cresciuta del 4% in meno. Successivi studi fatti da economisti hanno valutato quest'impatto tra il 2,5% e addirittura l'8% in meno di crescita. Tutti questi modelli sono però delle proiezioni matematiche. non delle misure empiriche». Visto che l’argomento più importante usato per uscire dall’Europa fu la politica di immigrazione... è migliorata la situazione?Ippolito: «In verità Boris Johnson ha largamente liberalizzato il sistema di di immigrazione, questo dimostra che nelle intenzioni dei promotori della Brexit, non di chi l'ha votata, non vedevano la Brexit come un momento di chiusura, anzi come un momento di globalizzazione. Il risultato? Milioni di arrivi da Asia e Africa. Siamo arrivati qualche anno fa a un milione e mezzo di ingressi regolari in Gran Bretagna. Questo è qualcosa che ha cambiato il tessuto sociale di questo Paese. In questo momento in Inghilterra un residente su cinque è un immigrato nato all'estero e qui non stiamo neanche contando le seconde generazioni, se le contiamo arriviamo probabilmente a un 40% di persone che hanno un background di immigrazione. Quindi è qualcosa che inevitabilmente ha riportato la questione immigrazione in cima alle preoccupazioni dei cittadini».