Sono passati dieci anni dal referendum sulla Brexit. Erano le 6 del mattino, ora italiana, del 23 giugno 2016 quando divenne chiaro che il Regno Unito avesse scelto di lasciare l'Europa: aveva prevalso il Leave. Nonostante Le evidenti lacune del premier David Cameron, il nazionalismo del populista Nigel Farage, le bugie dello spudorato Boris Johnson, erano in pochi ad aspettarsi questo risultato. Ma la maggioranza dei britannici aveva deciso proprio così.Ma come si arrivò a un referendum sull'uscita di Londra dall'Unione europea? Vale la pena di ripercorrere l’accaduto, ricordando facendo la tara a tutto quanto non si sapeva dieci anni fa in termini di comunicazione politica, potenza dei social network e spregiudicatezza politica.È passato un decennioCome si è arrivati al referendum sulla BrexitDisperazione sulle rive del TamigiFuori da LondraUn cambio di strategia politicaNegoziati a dir poco complessiL'Europa più compattaCome sta oggi il Regno UnitoCome si è arrivati al referendum sulla BrexitLa consultazione era stata promessa e convocata dall’allora premier conservatore David Cameron, che con questa mossa si guadagnò parte del sostegno necessario a vincere le elezioni del 2015 e a formare un governo monocolore contro le previsioni della vigilia.Si trattò di un azzardo tipicamente britannico. Il leader che ha studiato tra Eton e Oxford riteneva di poter gestire la situazione a dir poco complicata giocando in punta di fioretto. Pochi mesi prima della consultazione, a febbraio del 2015, Cameron volò a Bruxelles per strappare concessioni all’Unione europea: l’idea era quella di depotenziare la campagna per il Leave arrivando a una modifica degli accordi, una sorta di lasciapassare sulle regole comuni per un Regno Unito che già godeva di ampia autonomia. Oltremanica, del resto, anche durante gli oltre quarant’anni di permanenza nell’Unione, si è sempre pagato in sterline.La garanzie da parte dei vertici continentali servivano a rabbonire un paese sempre più allarmato dalla violenza, dal costo della sanità pubblica e dai benefit profusi agli stranieri che arrivavano in massa sperando di trovare un'improbabile Eldorado. Argomenti ben sfruttati dalla propaganda nazionalista. Che si spingeva a sfiorare il ridicolo: il leader dell'Ukip (Partito per l'indipendenza del Regno Unito) Nigel Farage arrivò a dare la colpa agli immigrati per il troppo traffico sulle autostrade, dopo essere arrivato in ritardo di sei ore a un convegno.Nel 2014, Farage accusava gli immigrati per il traffico
10 anni dalla Brexit, e sentirli tutti. Ripercorriamo quei giorni per comprendere in che Europa viviamo
Dopo una spregiudicata campagna elettorale, il 23 maggio 2016 il Regno Unito votava per sganciarsi dal continente. Quell'azzardo sdoganò i populismi e le campagne social, ma compattò i Ventisette come mai prima
Il 23 giugno 2016 il Leave ha vinto; Boris Johnson promise 300M sterline all'NHS mai arrivate. Londra era hub europeo di talenti; il voto ha riflesso il divario con il Nord depresso post-deindustrializzazione, segnale di rottura nella mobilità europea.












