Il sesto primo ministro britannico in dieci anni esce di scena elencando i suoi meriti. Ieri mattina “Sir Keir” ha dato le dimissioni – partorite dopo le doglie di un bucolico weekend solo con la famiglia e i più vicini fra i suoi. Poche ore dopo Andy Burnham, il neodeputato di Makerfield che si è procurato quel seggio come lasciapassare per sostituirlo – umiliando nel contempo il candidato del Reform Uk di Nigel Farage -, prestava giuramento ai Comuni in mezzo ai sorrisi e ai sospiri di sollievo. Ne prenderà il posto probabilmente assai presto, da giorni cogita su quale ministero affidare a chi. Alla fine niente effetto domino, né pioggia di ministri dimissionari ad assediare un leader e i pochi suoi rimasti nel bunker. Starmer ha fatto “la cosa giusta”: ha preso il suo bravo leggio davanti a Downing Street e si è deposto motu proprio per il bene del partito. Un breve discorso permeato di opinabile orgoglio il suo, concluso dalle ormai consuete quasi-lacrime.
LA MALAPIANTA dell’antisemitismo dal partito? Sradicata. Un Partito Laburista «in bancarotta» ereditato sei anni fa, politicamente, finanziariamente e moralmente allo sbando? Salvato. La fiducia nelle istituzioni in materia di economia, difesa e sicurezza nazionale? Ripristinata. L’orgoglio nazionale? Ritrovato. Una maggioranza schiacciante alle elezioni politiche (di due anni prima) quando i critici lo ritenevano impossibile? Ottenuta. Il più consistente aumento della spesa per la difesa dai tempi della Guerra Fredda? Attuato. Proprio mentre parla della famiglia a lui tanto cara con voce rotta, viene sommerso dall’ormai quasi molesto Inno alla gioia euro-beethoveniano sparato a tutto volume poco distante da Steve Bray, il soggetto con il cilindro che da sempre protesta contro Brexit davanti a Westminster a dieci anni – oggi esatti – dal referendum sulla permanenza nell’Ue. Un farsesco controcanto che non sarebbe dispiaciuto a Karl Kraus e che simboleggia l’amore non corrisposto di un politico per i suoi elettori. Se sei l’unico a piangere, non è vera commozione.










