Roma – Ritrovate. Libere. Vive. Quindici giorni d’incubo finiscono in un appartamento di Formia, tra scorte di cibo per celiaci e imposte serrate. Alisya e Sarah tornano al mondo. Due settimane dopo la loro sparizione, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, da una casa-famiglia di Civitella Alfedena, le due sorelle sono lì, in una palazzina popolare nel quartiere Rio Fresco-Scacciagalline: dentro una stanza con le finestre oscurate, la televisione accesa, e provviste alimentari sufficienti per affrontare un assedio di due o tre mesi. Cibo per celiaci, anche. Qualcuno ci aveva pensato e aveva pianificato tutto nei minimi dettagli.

La storia è quella di un sequestro. Solo che non c’è nessun riscatto, nessun coltello alla gola. Ma qualcosa di più intricato e, per certi versi, più inquietante: una madre, Valentina D’Acunto, che non riesce ad accettare che le sue figlie vivano lontano da lei. Un nonno, Marco, e un compagno, Vincenzo Esposito, che la spalleggiano. Entrambi suoi complici. Una rete familiare attivata nell’ombra, oliata con schede telefoniche clandestine acquistate a Napoli qualche giorno prima della scomparsa, intestate a un cittadino pachistano. “Questa storia non ha nulla a che vedere con la criminalità”, dice il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo al termine dell’operazione. “Ha a che fare con un amore genitoriale malato”.