C’era una volta la stabilità tipica della democrazia britannica. Il modello Westminister - come lo chiamano i politologi - è lì, ma scricchiola. Il sistema politico è ancora tendenzialmente bipartitico ma è insediato dalla crescita esponenziale di Reform Uk di Nigel Farage, mr. Brexit. Il dato, piuttosto, è un altro.Proprio dalla Brexit bisogna partire - una data, più che una causa: difficile stabilire un rapporto eziologico - per comprendere la crisi (di sistema?) in cui versa il Regno Unito. Che, dal 2016 a oggi, in dieci anni ha visto alternarsi cinque premier: Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e Keir Starmer, arrivato al capolinea. Per dare un ordine di grandezza, prima di May - che ha sostituito David Cameron - cinque primi ministri sono stati a Downing Street 10 dal 1979 al 2016: Margaret Thatcher, John Major, Tony Blair, Gordon Brown e, appunto, Cameron. Trentasette anni contro dieci.Allargando lo sguardo ai primi ministri che si sono susseguiti dal 1946 a oggi, si osserva che in media sono stati in carica - dal dopoguerra alla Brexit - circa cinque anni, contro i due degli ultimi dieci anni. Un altro dato interessante (che forse dovrebbe far riflettere il Labour): Starmer è diventato il leader meno longevo del partito, dopo aver incassato la vittoria più ampia contro i conservatori.Il decennio post-referendum si apre con una successione che rompe la continuità tipica del modello Westminster. Nel 2016 Cameron si dimette dopo la vittoria del “leave” e lascia Downing Street a Theresa May, incaricata di gestire l’uscita dall’Unione europea. Il suo governo, pur formalmente solido sul piano parlamentare, si consuma su un negoziato della Brexit mai realmente stabilizzato: due tentativi di accordo bocciati alla Camera dei Comuni e una maggioranza progressivamente erosa da fratture interne ai Conservatori. Nel 2019 arriva Boris Johnson, che ricompone temporaneamente il blocco pro-Brexit e porta a termine l’uscita formale dall’Ue, ma apre una fase di forte instabilità interna, tra crisi di fiducia, scandali e tensioni con il suo stesso partito. Le dimissioni del 2022 arrivano dopo una lunga sequenza di rotture politiche e ministeriali.Al suo posto subentra Liz Truss, il governo più breve della storia britannica moderna: 49 giorni, segnati dal fallimento della cosiddetta “mini-budget”, che provoca turbolenze sui mercati e la rapida perdita di fiducia politica ed economica. La sua uscita apre la fase di Sunak, chiamato a stabilizzare l’esecutivo in un contesto di crescita debole, inflazione e frammentazione politica. Ma anche questa fase non ricompone la stabilità strutturale: le elezioni successive ridisegnano il quadro parlamentare e segnano l’ingresso più forte di nuovi soggetti politici, tra cui Reform Uk di Farage, mentre il sistema bipartitico diventa sempre meno solido.
Regno Unito, c'era una volta la stabilità dei governi: dalla Brexit, in dieci anni, si sono alternati cinque premier
Il passo indietro di Starmer (il leader meno longevo dei Labour, dopo aver incassato la più ampia vittoria sui Conservatori) è solo l'ultima crisi nell'ultimo d











