La mattina dopo le elezioni amministrative di maggio, con i risultati ancora in arrivo e il Partito laburista in caduta libera in Galles, Scozia e nelle sue storiche roccaforti del nord industriale, il primo ministro britannico Keir Starmer (laburista) ha tenuto una conferenza stampa. Gli hanno chiesto se il Regno Unito fosse diventato ingovernabile. Ha risposto di no, con la stessa fermezza con cui qualche settimana prima aveva promesso di non dimettersi. Pochi gli hanno creduto, su entrambi i punti.
Alle elezioni del luglio 2024 Starmer aveva promesso un decennio di rinnovamento nazionale e il suo partito aveva stravinto, ottenendo 174 seggi in più di tutti gli altri insieme. . Meno di due anni dopo, più di novantacinque deputati laburisti hanno le sue dimissioni. Se cadesse il governo, sarebbe il sesto primo ministro a cambiare in dieci anni, con otto cancellieri dello scacchiere e nove ministri degli esteri nello stesso periodo.
Anthony Seldon, lo storico che ha scritto la biografia di ciascuno degli ultimi otto premier britannici, ha confessato alla Cnn di temere di non riuscire a stare al passo: la biografia di Rishi Sunak uscirà in agosto, ma potrebbe già essere il momento di cominciare quella del suo successore. Le cancellerie europee e le prime pagine dei giornali ormai si chiedono apertamente: il Regno Unito è diventato ingovernabile?







