Saragat aderì, nell’ottobre 1922, alla scissione “riformista” di Turati e Matteotti, con la nascita del Partito socialista unitario, compiendo, quindi, fin dall’inizio della sua esperienza politica, una scelta a favore del socialismo democratico e gradualista, in contrapposizione alla dirigenza massimalista e filocomunista del Partito socialista italiano. Questa sua scelta si rafforzò negli anni dell’esilio. Saragat, a differenza di gran parte dei suoi compagni emigrati a Parigi, nel 1926 si trasferì in Austria dove rimase per tre anni, vivendo un’esperienza importante, per almeno due motivi. Innanzitutto, entrò in contatto con la dottrina austromarxista e con Otto Bauer, convinto che il marxismo potesse coniugarsi con la democrazia e che la lotta per l’emancipazione riguardasse anche il vasto e articolato campo dei ceti medi.

Durante l’esilio viennese, Saragat espresse più volte la necessità che in Italia venisse costituito un Partito socialdemocratico alleato con la borghesia; è interessante, a questo proposito, citare una lettera scritta da Vienna, nel 1928, all’amico Modigliani, esule in Francia: «In un’Europa veramente democratica – scriveva Saragat – il fascismo italiano o prima o poi dovrà calar le braghe. Però bisogna portare in porto un Partito socialdemocratico disposto a collaborare con la fresca borghesia […] Per me la decisione ideale del 1922 è definitiva e l’unità [dei socialisti] non la concepisco che come conquista alle nostre idee di tutte le correnti traviate dal massimalismo». E ancora: «Dove non c’è sentimento di autonomia politica – scriveva nel 1929 – non esiste vero sentimento di classe, vero sentimento rivoluzionario […] Quel che di veramente rivoluzionario ha compiuto la rivoluzione russa era fondato sul sentimento di autonomia politica spinto nello spirito e nella teoria di Lenin sino all’iperbole dell’anarchia; e quello che si è compiuto, e si compie, è funzionalmente reazionario anche se tinto di rosso scarlatto». Il secondo aspetto che caratterizzò la permanenza a Vienna fu l’incontro con gli esuli provenienti dall’Unione Sovietica; a differenza, quindi, dei compagni soggetti alla propaganda comunista francese, Saragat comprese, prima di altri, quale fosse la reale natura della dittatura comunista.