di Cosimo CeccutiIl discorso di insediamento come Presidente dell’Assemblea Costituente tenuto da Giuseppe Saragat il 26 giugno 1946 rappresenta una sintesi particolarmente efficace e di alto profilo delle idee e delle speranze che animarono quel primo consesso della neonata Repubblica Italiana: il primo, nella storia della penisola, ad essere eletto con suffragio universale maschile e femminile. Saragat indicava ai colleghi come, oltre all’impegno per la redazione della Costituzione, incombesse loro il dovere di dare concreto esempio, durante i lavori d’Aula, di vera, concorde e costruttiva opera democratica: un messaggio sempre attuale e sempre prezioso per le forze politiche, al di là delle rispettive e naturali divergenze su punti specifici ideologici e di programma.
Parlando della democrazia anche e soprattutto come di un problema di rapporti fra esseri umani, andava ben oltre gli aspetti procedurali e giuridici e indicava nella centralità della persona umana la cartina di tornasole per giudicare un regime politico: un monito indiretto contro la concezione totalitaria dello stalinismo, cui pochi mesi dopo Saragat avrebbe reagito scegliendo di dar vita ad un partito socialista democratico che appunto non accettava quel modello, allora considerato tutto sommato positivamente dalla maggioranza della sinistra italiana.











