Le aziende familiari italiane non possono imitare le startup o le corporate. Ma riescono a innovare, spiega un report del Polimi, quando la famiglia accetta di non essere l’unico centro decisionale e costruisce attorno all’impresa un sistema più aperto. Ecco quello che i bilanci (non) dicono su ricerca e sviluppo e brevetti

Le aziende familiari italiane innovano più di quanto dicano i loro bilanci. Il problema è che spesso lo fanno in modo poco visibile, poco misurato e poco comunicato. L’innovazione nasce nelle filiere, nei processi, nel rapporto con clienti e fornitori, nei passaggi generazionali e nelle soluzioni costruite sul campo. Diventa però vantaggio competitivo solo quando la famiglia imprenditoriale riesce ad aprire governance, capitale, competenze e reti senza perdere la propria visione di lungo periodo.

È la lettura che emerge dal report “L’innovazione delle piccole e medie imprese familiari italiane: misurarla, valorizzarla e raccontarla”, realizzato all’interno del progetto IF! del gruppo Innovation Strategy & Family Business della Polimi School of Management, in collaborazione con il Centre for Young and Family Enterprise dell’Università degli Studi di Bergamo e in partnership con Fondazione PwC Italia, Assolombarda e Vistage.