Sono, di fatto, il motore dell’economia italiana: con circa 260 miliardi di euro complessivi, le imprese familiari rappresentano circa l’80% del Pil nazionale e occupano tre quarti della forza lavoro. Espressione dell’eccellenza manifatturiera made in Italy, negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione di un numero crescente di investitori, in particolare dei fondi di Private Equity, dimostrando un’apertura all’ingresso di capitali esterni che, fino ad appena una decina di anni fa, era per molti imprenditori un vero e proprio tabù.

Ma proprio qui arrivano le dolenti note: perché la cessione a un fondo è spesso l’ultima carta giocata dalle aziende familiari per preservare la continuità operativa, qualora sia fallito quel delicatissimo processo che è il passaggio generazionale. Processo che fallisce, per l’appunto, nel 30% dei casi.

Da qui la necessità di preparare questo passaggio per tempo, ricorrendo ai numerosi strumenti giuridici e vantaggi fiscali che il sistema mette a disposizione e, possibilmente, avvalendosi di esperti che conoscano bene i meccanismi di questi strumenti.

«La prima cosa da capire è che il passaggio generazionale non è un atto, ma un processo - spiega Primo Ceppellini, partner di Studio Tributario e Societario Deloitte -. L’azienda deve avere un obiettivo chiaro, e in funzione di questo è necessario fare tutte le simulazioni necessarie per capire quale sia la soluzione migliore, tra le tante a disposizione, per raggiungerlo».