In un’economia attraversata da tensioni geopolitiche, trasformazione digitale e crescente concorrenza internazionale, la competitività non dipende più soltanto dalla qualità dei prodotti o dal costo del lavoro. A fare la differenza sono sempre più la capacità di innovare, investire in ricerca, attrarre competenze e adottare nuove tecnologie. Una sfida che riguarda in particolare l’Italia, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da piccole e medie imprese.
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, le oltre 240 mila piccole e medie imprese italiane generano più del 40% del fatturato nazionale e occupano circa il 40% della forza lavoro privata. Il loro peso economico e sociale rende evidente come una parte rilevante della competitività del Paese dipenda dalla capacità di queste aziende di affrontare la trasformazione tecnologica in corso.
Proprio per questo, il tema non è soltanto generare innovazione nei laboratori di ricerca o nelle grandi imprese, ma riuscire a diffonderla lungo l’intero sistema produttivo. È una sfida che riguarda l’Italia ma anche l’Europa, dove il dibattito sulla competitività si concentra sempre più sulla capacità di trasformare ricerca, tecnologie e conoscenza in crescita economica. Come ha osservato in un recente articolo l’Economist, il vantaggio competitivo dei prossimi anni potrebbe essere determinato dalla velocità con cui le innovazioni riusciranno a propagarsi nell’economia reale, raggiungendo imprese, filiere e processi produttivi.












