Sono vent’anni che parliamo di innovazione digitale. Abbiamo organizzato convegni, piani nazionali e task force, ma la verità è che l’Italia ha colto solo una minima parte della trasformazione digitale. Le Pmi erano troppo piccole per investire davvero, le grandi aziende troppo rigide per rinnovare competenze e processi. Il risultato? La sfida della produttività è stata persa: non siamo arretrati, ma il resto del mondo corre molto più veloce.

Oggi però una nuova ondata sta arrivando – l’Intelligenza artificiale – e per una volta non richiede di aver vinto la battaglia precedente. È una rivoluzione più profonda, più accessibile e potenzialmente decisiva anche per il nostro sistema produttivo.

L’INCHIESTA

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Nella “vecchia” digital transformation servivano enormi investimenti e migliaia di sviluppatori: basti pensare che JP Morgan conta 63.000 persone in tecnologia, il 20% dei propri dipendenti. Nessuna azienda italiana ha mai potuto sostenere simili livelli di investimento. Ma l’Ai ribalta le regole del gioco: gli sviluppatori stessi stanno diventando in parte obsoleti. Nel 2024, a livello globale, le assunzioni di software engineer sono calate del 30%. Con l’Ai non serve più scrivere codice: serve sapere cosa costruire. Le barriere all’ingresso si abbassano drasticamente, aprendo la possibilità di creare soluzioni a chiunque abbia visione e capacità di problem solving.