(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le grandi rivoluzioni industriali non partono mai con un fragore: nascono come segnali che pochi colgono davvero. Il vapore nell’Ottocento, l’elettricità nel Novecento, internet negli anni ’90: ogni volta i meccanismi hanno iniziato a ingranare piano, quasi in sordina. Poi, all’improvviso, arriva la soglia critica: la tecnologia diventa matura, i costi crollano e le applicazioni si moltiplicano senza preavviso. Chi ha saputo intravedere i presagi del futuro e si è mosso per tempo guadagna allora un vantaggio competitivo che lo pone davanti alla concorrenza mentre chi resta indietro rischia di scivolare nell’irrilevanza. Un rischio su cui ha di recente richiamato l’attenzione anche l’ex presidente della Bce Mario Draghi secondo cui l’Europa rischia un futuro di stagnazione se perderà il treno dell’innovazione e in particolare dell’AI. L’imperativo è quello di agire già sin ora senza perdere altro tempo visto che negli Stati Uniti gli incrementi di produttività sono tornati ai livelli degli anni 80 e dei primi anni 90 mentre in Europa si ha un rallentamento della crescita e l'ultima volta che la produttività europea ha eguagliato i livelli statunitensi è stato nel 1995.