(Sole24Ore-Radiocor) - Più del braccio di ferro sui dazi o, finanche , degli scenari globali di conflitto armato, a frenare le pmi e il tessuto delle imprese familiari italiane potrebbe essere, guardando a lungo termine, la guerra, neanche troppo sotterranea, per controllare la tecnologia del futuro. Vale a dire, da una parte competenze su algoritmi, intelligenza artificiale, supercalcolo, dall’altra il controllo delle cosiddette terre rare che permettono di mettere a terra le conoscenze tecnologiche. Una guerra in cui rischiano di restare schiacciate e finire ai margini.

Tecnologia globale e crescita economica, i casi di Taiwan e Corea

Ne è convinto Andrea Colli, docente di storia economica all’Università Bocconi: «Le imprese operanti in settori sensibili si trovano oggi ad agire in mercati distorti da strategie geopolitiche. Vendere, acquistare o cedere attività produttive è sempre più soggetto a vincoli istituzionali, con ripercussioni dirette sui fondamentali aziendali». «Il caso di Nvidia, che ha subito un crollo azionario a causa delle restrizioni alle esportazioni verso la Cina, illustra chiaramente queste dinamiche. È notizia di pochissimi giorni fa che l’amministrazione Trump abbia suggerito al governo britannico di bloccare un investimento in Scozia di una impresa cinese, leader nella produzione di turbine per mulini a vento, sulla base di problematiche relative alla “sicurezza nella produzione di energia», spiega.