Non il contesto geopolitico. E neppure la concorrenza globale. A preoccupare le imprese oggi è in particolare l’impatto delle nuove tecnologie digitali. E’ uno dei risultati della survey di Gea- Consulenti d’Impresa realizzata tra 150 aziende, analisi che verrà presentata all’interno del Business Forum 2025 il 30 ottobre in Borsa a Milano in occasione del sessantesimo anniversario dalla fondazione della società di consulenza.
Survey che punta ad indagare l’evoluzione delle strategie e dei processi dell’impresa all’interno di un contesto mutato, molto meno stabile e certo rispetto al passato.
Se, alla luce delle risposte, le imprese italiane sembrano avere interiorizzato la competizione globale come condizione strutturale del proprio fare impresa paiono invece più sensibili rispetto a ciò che è meno governabile o conosciuto.
«La complessità del contesto esterno sta certamente accelerando il cambiamento - spiega il presidente di Gea Tito Zavanella - ma all’interno delle imprese i percorsi non sempre sono strutturati, è un cammino avviato ma non certo concluso. Da un lato, le imprese italiane sanno muoversi su mercati aperti, internazionali e frammentati, perché vi operano da tempo. Dall’altro, si mostrano più disorientate di fronte a shock esogeni. Il punto non è dunque se le imprese italiane siano o meno competitive ma la domanda è piuttosto se saranno in grado di rimanere solide e flessibili in un contesto sempre meno lineare e pieno di discontinuità».






