Il mondo del lavoro entra in una fase in cui velocità e scala non bastano più. Oggi la competitività delle aziende si gioca sulla qualità delle scelte organizzative. È da questa constatazione che prende le mosse World of Work Trends 2026 – The Intentional Organisation, lo studio del Top Employers Institute, ente indipendente attivo dal 1991, con sede ad Amsterdam, che ogni anno analizza l’evoluzione delle pratiche HR e organizzative presso migliaia di imprese certificate a livello globale. Secondo Massimo Begelle, regional manager Sud Europa e Middle East del Top Employers Institute, i trend che emergono per il 2026 non rappresentano una rottura improvvisa, ma l’evoluzione di dinamiche già in atto. “C’è una continuità con gli anni precedenti, ma si sviluppa dentro una discontinuità strutturale”, spiega. “Il contesto globale è sempre più complesso: instabilità geopolitica, nuovi equilibri economici, irruzione di tecnologie dirompenti. La differenza è che le aziende non subiscono più questa complessità, ma stanno imparando a conviverci”.
Il punto centrale, sottolinea Begelle, è come questa instabilità esterna si rifletta all’interno delle organizzazioni, soprattutto dopo l’ingresso dirompente dell’intelligenza artificiale (AI). “In una prima fase c’è stata una corsa all’adozione, più esplorativa che guidata da una reale consapevolezza dell’impatto. Oggi siamo in una fase diversa: le aziende capiscono che l’AI può migliorare la produttività, ma comporta anche costi, investimenti e scelte che incidono sui bilanci. Non è una tecnologia neutra né gratuita”. Non tutte le imprese partono dallo stesso livello di maturità. “Vediamo organizzazioni più pronte e altre meno”, osserva Begelle. “Pesa anche un elemento spesso sottovalutato: oggi nelle aziende convivono fino a cinque generazioni, con aspettative e modalità di lavoro molto diverse. La sfida è rendere operativi e produttivi approcci differenti senza frammentare la cultura aziendale”.








