Se c’è un filo rosso che tiene insieme le molteplici attività di quello che un tempo si chiamava capo del personale (e oggi è un chief con molteplici cappelli nel job title tra cui people, culture, acquisition, diversity, inclusion and transformation) questo è l’intelligenza artificiale. Tanto nel lavoro sulle persone, quanto in quello organizzativo «l’impatto dell’IA va oltre la tecnologia: è un cambiamento emotivo per le persone in tutto il mondo. Sebbene offra opportunità positive, porta anche incertezza - spiega Marcela Uribe, General Manager Southern Europe & Africa della multinazionale che offre servizi per la gestione del personale, ADP -. Le aziende che lo riconoscono e forniscono comunicazione chiara e formazione saranno le più preparate a cogliere il vero potenziale dell’IA. Promuovere una mentalità di collaborazione con la tecnologia aiuta i dipendenti a integrarla nei flussi di lavoro quotidiani, aumentando coinvolgimento e connessione».

L’intelligenza artificiale coinvolge di più gli under 40

Nella guida ai trend per la gestione del personale del 20226 Adp ha inserito al primo posto l’intelligenza artificiale. Se è vero che è già entrata nel lavoro quotidiano della maggioranza delle persone, seppure in forme e con modalità diverse, lo è anche che l’IA agentica porterà una nuova rivoluzione. Dalle indagini ADP, l’84% delle grandi organizzazioni ritiene che l’IA possa snellire i processi senza sostituire i dipendenti. Al contrario solo l’8% dei lavoratori italiani crede fermamente che l’intelligenza artificiale avrà un impatto positivo sulle proprie responsabilità lavorative nel prossimo anno. Si tratta del terzo valore più basso in Europa, molto al di sotto della media globale del 17%. Dal punto di vista generazionale sono i lavoratori italiani tra i 27 e i 39 anni i più coinvolti emotivamente: l’11% ritiene che l’IA avrà un impatto positivo sul proprio lavoro, allo stesso tempo il 13% esprime anche timore per una possibile sostituzione e incertezza sul futuro. Le fasce più mature, in particolare quella tra i 40 e i 64 anni, risultano le più distaccate: solo il 7% manifesta una posizione forte su uno qualsiasi degli aspetti analizzati.