La penisola della Crimea, controllata dalla Russia, sta affrontando una drastica stretta energetica a causa dell'intensificarsi degli attacchi ucraini contro le linee di rifornimento e le strutture logistiche dell'esercito occupante. Con una decisione d'urgenza entrata in vigore alle ore 9:00 locali di oggi, 21 giugno, le autorità filorusse hanno ordinato il blocco totale delle vendite di carburante a tutti i soggetti privati e alle aziende della penisola.

Stop totale a contanti e carte: benzina solo agli enti governativi Il provvedimento straordinario è stato annunciato direttamente sul proprio canale Telegram dal governatore locale sostenuto da Mosca, Sergey Aksyonov. La misura non prevede deroghe: le stazioni di servizio della Crimea hanno sospeso qualsiasi tipo di transazione commerciale rivolta al pubblico, vietando gli acquisti in contanti, tramite carta di credito o attraverso l'utilizzo di voucher. Da questo momento in poi, le scorte di carburante rimanenti nella penisola saranno fornite in modo esclusivo alle imprese statali e agli enti governativi russi, con l'obiettivo prioritario di garantire la sicurezza e il funzionamento dei servizi essenziali della regione.I nodi logistici nel mirino di Kiev e il boom dei consumi estivi Le criticità più marcate si stanno registrando proprio in Crimea e nelle nuove regioni occupate del Donbass, aree in cui le forze ucraine hanno concentrato i loro raid contro la rete logistica russa. Secondo l'analisi di Igor Yushkov, professore all'Università Finanziaria del governo della Federazione Russa ed esperto del Fondo Nazionale per la Sicurezza Energetica, non si assiste ancora a una penuria grave di carburante su scala generale all'interno della Russia, ma la situazione interna della benzina mostra evidenti segni di sofferenza rispetto al diesel.A complicare il quadro interviene il fattore stagionale. Durante i mesi estivi, infatti, il consumo di benzina subisce un'impennata fisiologica dovuta ai flussi turistici di chi si sposta in automobile. Questo incremento della domanda è ulteriormente accentuato dalla prolungata chiusura di molti aeroporti nel sud della Russia, che costringe i viaggiatori a scegliere le vie stradali per raggiungere le località di vacanza. La pressione sul mercato interno aumenta così proprio nel periodo in cui diverse raffinerie russe sono costrette a fermare gli impianti per i periodi di manutenzione e riparazione ordinaria.Le contromisure del Cremlino e il peso delle sanzioni europee Per tentare di contenere il rischio di una scarsità diffusa e stabilizzare il mercato interno, il governo di Mosca ha già attivato una serie di contromisure economiche e commerciali. Tra queste figurano il divieto temporaneo di esportazione della benzina verso l'estero, l'azzeramento totale dei dazi sulle importazioni e un progressivo incremento delle forniture provenienti direttamente dalle raffinerie della Bielorussia.Tuttavia, gli attacchi ucraini continuano a generare pesanti costi aggiuntivi per le casse russe, legati sia agli interventi urgenti di ripristino delle strutture colpite, sia ai lunghi periodi di stop forzato della produzione che azzerano i ricavi delle aziende energetiche. A rendere la situazione ancora più onerosa è l'efficacia delle sanzioni internazionali.Fin dal 2022, infatti, l'Unione Europea ha imposto il divieto assoluto di fornire alla Russia macchinari e attrezzature tecnologiche destinate alla riparazione e alla modernizzazione delle proprie raffinerie. Questa mancanza di pezzi di ricambio occidentali costringe Mosca a interventi molto più complessi, lunghi e decisamente dispendiosi, rallentando il ritorno alla normale operatività degli impianti danneggiati dai droni di Kiev.