Le autorità russe che governano la Crimea, la penisola ucraina occupata dalla Russia nel 2014, hanno sospeso la vendita di carburante alla popolazione perché non ce n’è abbastanza. La penuria è una conseguenza dei frequenti attacchi con droni ucraini alle infrastrutture petrolifere e alle vie di accesso al territorio, che puntano precisamente a ostacolare i rifornimenti verso le zone occupate.
L’ultimo di questi attacchi è avvenuto tra sabato e domenica, quando l’Ucraina ha colpito anche un deposito di carburante a Kerch. Il capo dell’amministrazione filorussa Sergey Aksyonov ha detto che sono state uccise quattro persone. La città sorge all’estremità dell’omonimo ponte, che è un passaggio fondamentale per i rifornimenti russi ed è spesso bersaglio degli attacchi ucraini.
La carenza di carburante in Crimea va avanti da settimane, e si è aggravata progressivamente. A inizio giugno era già stato introdotto un sistema di razionamento, con una quota massima garantita a ciascun cittadino, che però non era bastato a risolvere la situazione. Domenica Aksyonov ha detto che d’ora in poi il carburante verrà venduto soltanto alle «agenzie governative che assicurano il funzionamento» del territorio.











