È un’attività che tutti possiamo fare, non serve alcun abbonamento in palestra né chissà quali attrezzature ed è tra le più benefiche da compiere per corpo e mente. Camminare apporta diversi benefici tra cui benessere emotivo, aumento della frequenza cardiaca e accelerazione del metabolismo e inoltre riduce il rischio di malattie cardiache. Tuttavia gli esperti sono concordi nell’affermare che è la velocità della camminata a fare la differenza e ad ogni età della vita corrisponde una certa frequenza da raggiungere.

Elizabeth Vogstrom, assistente medico a Chicago presso EVOyouthful che si occupa di cure per la longevità, ha dichiarato al Daily Mail che la velocità di andatura quando si cammina è un elemento chiave che può indicare lo stato di salute generale di una persona. «Quando vedo pazienti che manifestano un calo di energia, mobilità, massa muscolare o forma fisica generale – spiega l’esperta - la capacità di camminare e la tolleranza alla camminata sono spesso tra i primi parametri funzionali a iniziare a cambiare.Una persona può avere valori di laboratorio nella norma e al contempo riscontrare un declino in termini di forza, resistenza, mobilità, equilibrio o forma cardiovascolare». Un campanello d’allarme che molti non si aspettano, ma che «rivela questi cambiamenti prima che diventino evidenti nella vita quotidiana».Pancia dopo i 50 anni? Ecco come perdere il grasso addominale: l'allenamento HIIT di massimo 30 minuti e i suoi beneficiLa velocità di camminata per ogni fascia d'età Ogni fascia d’età ha i suoi indicatori di velocità: tra i 20 e 30 anni un chilometro e mezzo si dovrebbe percorrere in 13-19 minuti a circa 7 chilometri orari. Arrivati ai 40 anni l’obiettivo diventa coprire un chilometro e mezzo in 14-16 minuti in poco meno di 7 chilometri all’ora, mentre giunti ai 50 anni un chilometro andrebbe percorso in 15-17 minuti a una velocità di 6 chilometri e mezzo l’ora. Una volta compiuti i 60 anni si parla di un chilometro da fare in 16-18 minuti a una velocità di 6 chilometri orari o poco più, quindi una camminata tranquilla. Gli over 70 invece dovrebbero puntare a un chilometro in 20 minuti a una velocità di 5 chilometri orari.Vogstrom afferma: «Per la maggior parte delle persone sane, un ritmo sostenuto che acceleri leggermente la respirazione pur consentendo la conversazione è un ottimo obiettivo pratico, a prescindere dall'età». Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: rallentare improvvisamente e in modo inaspettato può indicare problemi sottostanti. «Quando il passo di una persona rallenta inaspettatamente – dichiara - ciò potrebbe indicare decondizionamento fisico, perdita di massa muscolare, limitazioni cardiovascolari, problemi articolari, cambiamenti neurologici o altri problemi di salute che meritano ulteriore attenzione».La velocità della camminata è un vero e proprio segno vitale. I camminatori veloci sono tendenzialmente più sani e quindi in grado di vivere più a lungo. Chi è in grado di mantenere un passo svelto di circa 6,4 k/h ha una probabilità di decesso per qualsiasi causa inferiore al 37%, un rischio di diabete di tipo 2 inferiore del 39% e un rischio di malattie cardiovascolari inferiore al 30% rispetto a chi cammina lentamente.Sul tema è stato condotto anche uno studio nel 2022 su un campione di 22mila persone. Per ogni mille persone monitorate per un anno si sono registrati 49 decessi tra i camminatori lenti, che si muovevano a una velocità di 3 km/h, rispetto a soli 19 camminatori a passo normale e circa 10 tra i camminatori veloci. In quest’ultima categoria meno di una persona su 100 moriva ogni anno. «I parametri vitali tradizionali ci dicono come funziona il corpo in un preciso momento. La velocità di camminata fornisce informazioni preziose su come il corpo funziona nella vita di tutti i giorni. Ecco perché la velocità di camminata può essere un indicatore così importante della salute generale, della resistenza e dell'indipendenza funzionale» prosegue Vogstrom.Cancro, c'è un nuovo rivoluzionario strumento per la valutazione del rischio senza fare esami specificiCamminare e salute cerebrale: qual è il legame La velocità di andatura può indicare anche lo stato di salute cerebrale. Uno studio neozelandese ha seguito mille persone dalla nascita fino ai 45 anni, dimostrando come il cambiamento dell’andatura sia anche segnale del benessere o meno del corpo e del cervello. Chi all’età di 45 anni era già lento nel camminare aveva maggiori probabilità di un invecchiamento biologico accelerato in diversi sistemi organici, tra cui una minore forza di presa, un equilibrio peggiorato e prestazioni poco soddisfacenti in test fisici. Per quanto riguarda il cervello presentavano un volume cerebrale inferiore e un maggiore assottigliamento della corteccia cerebrale. Due i dati più sorprendenti emersi dallo studio: a un occhio esterno, le persone che camminavano più lentamente venivano percepite come più anziane della loro età reale, e la velocità del passo sembrerebbe essere collegata allo sviluppo delle capacità cognitive nel corso della vita. Chi a 45 anni presentava un’andatura più lenta aveva in media un QI più basso nella mezza età e mostrava già un declino delle funzioni cognitive rispetto all’infanzia.Vogstrom ha osservato che il legame tra velocità del cammino e longevità evidenzia l’importanza di mantenersi attivi in ogni fase della vita: «Quando i pazienti mantengono la loro mobilità e la capacità di camminare, non solo si mantengono in forma, ma preservano anche la loro indipendenza e la qualità della vita per gli anni a venire».