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Anna Fregonara

Il cammino è probabilmente la «medicina» più trascurata, nonostante le sue enormi potenzialità in termini di prevenzione e la sua capacità di produrre effetti positivi non solo fisici ma anche psichici. Lo studio

Camminare è una delle medicine più sottovalutate e la bella stagione è il periodo in cui è più facile che venga voglia di farlo. Se il meteo favorevole non basta a convincerci, proviamo con i numeri: 5 minuti al giorno di cammino a passo svelto (circa 4-5 km/h), potrebbero contribuire a prevenire fino al 6% di tutti i decessi se il cambiamento riguardasse solo le persone più inattive, che si muovono in media appena 2 minuti al giorno. Se lo stesso piccolo incremento coinvolgesse quasi tutta la popolazione (escluso il 20% già più attivo), la quota salirebbe al 10%; con 10 minuti in più al giorno si arriverebbe al 15%. A indicarlo è uno studio da poco pubblicato su The Lancet, in cui sono stati monitorati con dispositivi indossabili oltre 135 mila adulti dai 40 anni in su in Europa e negli Usa per 8 anni. A livello individuale i benefici per chi parte da quasi zero sono ancora più marcati: passare da 1 a 6 minuti al giorno è associato a una riduzione del rischio di mortalità di circa il 30%. «Per capire come mai camminare faccia così bene, anche solo per pochi minuti, bisogna cercare la risposta nel muscolo scheletrico, che costituisce circa il 40% del peso e non serve solo a farci muovere. Quando si contrae rilascia nel sangue centinaia di sostanze capaci di regolare il metabolismo di fegato, ossa, cervello e tessuto adiposo. Si chiamano miochine e iniziano a essere prodotte già durante i primi minuti di cammino», spiega Gianfranco Beltrami, specialista Cardiologo e vicepresidente Federazione Medico Sportiva Italiana.