Il possibile trasferimento di nuclei provenienti dal campo rom di Scordovillo negli alloggi pubblici dei Comuni del comprensorio lametino apre un caso politico e amministrativo. A sollevare il fronte è il sindaco di San Pietro a Maida, Domenico Giampà, che smentisce qualsiasi coinvolgimento istituzionale del suo Comune e avverte: “Non accetterò nessuna scelta calata dall’alto”. La notizia è tutta qui: mentre si discute dello sgombero del campo rom di Lamezia Terme e della possibile ricollocazione delle famiglie anche fuori dal territorio comunale, uno dei sindaci chiamati indirettamente in causa chiarisce di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale né da Aterp, né dalla Regione Calabria, né dal Comune di Lamezia Terme. E aggiunge un elemento decisivo: a San Pietro a Maida, ad oggi, non ci sarebbero alloggi Aterp disponibili, perché quelli esistenti risultano occupati o inagibili.
Così l’intricata vicenda della svuotamento del campo rom di Scordovillo si trasforma da emergenza sociale a questione istituzionale. Chi sta decidendo? Con quali atti? Su quali immobili? E soprattutto: è possibile utilizzare alloggi di edilizia residenziale pubblica senza passare dalle graduatorie, dai Comuni e dalle commissioni competenti? Domande che ora chiedono risposte ufficiali. Perché il superamento di Scordovillo non può diventare una partita giocata sopra la testa dei territori, né può tradursi in un percorso parallelo rispetto alle regole che disciplinano l’assegnazione delle case popolari.










