La questione relativa allo sgombero del campo rom di Scordovillo, situato nel territorio lametino, è al centro di un acceso dibattito politico. La gestione della vicenda da parte della Regione Calabria è stata definita dal consigliere regionale Alecci come “incomprensibile” e inadeguata.

Secondo quanto emerso, la Regione avrebbe tentato di disciplinare la complessa situazione attraverso una legge Omnibus, approvata in Consiglio regionale con una procedura ritenuta frettolosa e che accorpa norme eterogenee. Tale approccio avrebbe escluso il necessario confronto nelle Commissioni competenti, impedendo di fatto la discussione di soluzioni alternative e il coinvolgimento diretto dei sindaci e delle amministrazioni locali interessate.

Il rischio di una “guerra tra poveri”

Il piano prospettato prevede la ricollocazione delle 96 famiglie residenti a Scordovillo in vari comuni del comprensorio lametino. Se da un lato viene riconosciuta la necessità di garantire condizioni di vita più dignitose e percorsi di integrazione per le famiglie del campo, dall’altro emerge una forte preoccupazione circa l’impatto di tale misura sui cittadini già in attesa di un alloggio pubblico.

Il rischio paventato è quello di innescare una cosiddetta “guerra tra poveri“, andando a toccare le graduatorie comunali di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) già sature, penalizzando cittadini che attendono da tempo, inclusi nuclei con minori o persone con disabilità.