Unione Inquilini, Comitati per il diritto alla casa, sindacati e associazioni in campo a Sesto Sesto San Giovanni "Fermare le procedure, aprire un confronto con la Regione e approvare una legge per la regolarizzazione" .Un picchetto contro gli sfratti che sono attesi nei caseggiati Aler, dove circa 100 persone non avrebbero titolo per continuare ad abitare negli alloggi pubblici. Lo ha organizzato l’Unione Inquilini e ha visto partecipare i Comitati per il diritto alla casa, esponenti di centrosinistra, sindacati e associazioni. "Non parliamo di occupanti abusivi. Parliamo di persone che abitano in questi appartamenti da anni, anche decenni, ma che non hanno mai avuto un regolare contratto. Magari è deceduto il marito o un genitore - spiega il sindacato degli inquilini -. Abbiamo chiesto da settimane di regolarizzare la posizione di queste persone". Ma così non è stato. L’altra mattina in via Livorno 276 è andato in scena un presidio per dire "no" allo sgombero di una famiglia che vive da decenni in una casa popolare, con al suo interno un minore e due persone malate, anche con gravi patologie oncologiche, in una situazione familiare fragile. "Contestano la scelta di procedere agli sgomberi contro chi abita da anni negli alloggi pubblici e spesso ha chiesto la regolarizzazione già dagli anni ’90. Persone che rischiano ora di essere lasciate senza alcuna alternativa abitativa - denuncia il Comitato Senza Contratto di Sesto San Giovanni -. La richiesta è chiara: fermare le procedure, aprire un confronto con Regione e approvare una legge di regolarizzazione per le famiglie senza contratto che vivono da tempo negli alloggi pubblici". La situazione riguarda 110 inquilini. "Troppe case vuote, mentre l’emergenza aumenta - commenta Soad Hamdy, consigliera di Avs Sesto, intervenuta al presidio insieme al Pd -. Questa iniziativa di Aler, che si aggiunge all’emergenza già in atto, per adesso ha raggiunto una quarantina di persone, anche se sappiamo che gli occupanti senza titolo sono circa un centinaio. Le forze politiche, il civismo, le persone devono solidarizzare con questa vicenda. Dobbiamo sostenere questi nuclei perché Comune e Regione si impegnino a trovare una soluzione. Al di là dell’abusivismo, c’è un problema sociale. Come possiamo pensare di mettere per strada queste famiglie? Non lo possiamo permettere". Solo nel patrimonio comunale, cento case sono vuote e non assegnate. "Sto facendo sopralluoghi a fatica, perché mi danno un appuntamento ogni sei mesi. Sono in scarse condizioni manutentive, ma con qualche migliaio di euro potrebbero essere riqualificate e messe a disposizione - racconta Hamdy -. Ogni anno vengono messi a bando appena 10-15 appartamenti a fronte di 300 domande. Non è questa la risposta al l’emergenza abitativa".