Senza più sostegno economico del Comune e ora anche con una permanenza a rischio nello stabile di via Morzat 28, gestito dall’associazione Creare Primavera. Contro lo sfratto si sono mossi la ReteSolidale CiSiamo e l’Unione Inquilini. "Il Municipio ha pagato 55 euro al giorno da luglio 2020 a dicembre 2023, quando ha deciso di interrompere tale progetto di accoglienza. In assenza di alternative abitative, il nucleo ha continuato a vivere in via Mozart, mentre l’associazione Creare Primavera si è rivolta al tribunale per chiedere il rilascio dell’appartamento e il pagamento della retta che versava il Comune".

Una vicenda che i due Comitati definiscono "esemplare", "perché testimonia di come le amministrazioni locali rispondano al bisogno della casa con politiche assistenziali che offrono soluzioni emergenziali e temporanee gestite dal privato sociale, che però non trovando sbocchi nell’edilizia popolare si protraggono nel tempo, comportando costi molto elevati - in questo caso superiori ai 60mila euro - senza per altro soddisfare la necessità abitativa in maniera duratura". In una città come Cologno, da decenni ad alta tensione abitativa, e in un contesto metropolitano in cui esiste un enorme patrimonio immobiliare vuoto, sia pubblico che privato, e segnati da costi di affitto troppo elevati per i nuclei in difficoltà. "Solo a Cologno Monzese ci sono più di sessanta alloggi di proprietà dell’Inps e decine di alloggi Aler e comunali vuoti, oltre il 23 per cento di alloggi privati non occupati".