Sartirana «Le turbine di alcune aziende agricole pescano acqua dal . Sesia per 400 litri al secondo, quando il limite previsto è di 40 litri: sarebbe il caso che le Regioni Lombardia e Piemonte attivassero qualche controllo. Dico questo perché il rischio è di trovarci nelle prossime settimane in una condizione peggiore di quella vissuta con la grande siccità del 2022». L’accusa arriva da Pietro Ghiselli nella veste di imprenditore agricolo con terreni gestiti con il fratello Paolo fra Sartirana, Mede, Semiana e Breme. Ghiselli, che è anche sindaco di Sartirana, fotografa una situazione diffusa lungo il fiume che fa da confine fra Vercellese da una parte e Lomellina dall’altra. L’andamento della stagione irrigua non smette di preoccupare i risicoltori lomellini: ai furti d’acqua dal Sesia si assommano le riduzioni di portata dalla rete irrigua territoriale. Ghiselli, nello specifico, fa riferimento al Roggione di Sartirana, canale realizzato nel 1387 per ordine del duca Gian Galeazzo Maria Visconti e ancora oggi, dopo più di sei secoli, principale corso d’acqua per le campagne da Palestro a Torre Beretti e Frascarolo. «Il Roggione – spiega ancora il sindaco-agricoltore – ha origine dal Sesia nell’alta Lomellina: io, dunque, mi chiedo se è un caso che la portata normale sia di circa 30mila litri al secondo, mentre in questi giorni sia scesa a circa 7.500 litri. Stando così le cose, abbiamo dovuto attivare i cinque pozzi di nostra proprietà per irrigare i terreni sparsi nella Lomellina sudoccidentale. Altrimenti saremmo andati incontro alla perdita dei raccolti di riso e di mais e senza contare che l’utilizzo dei pozzi significa un sensibile aumento dei costi di produzione per la nostra azienda per via del maggior ricorso al gasolio». Poi c’è la questione del deflusso ecologico del Sesia, che rappresenta un’evoluzione del deflusso minimo vitale come definito dalla Regione Lombardia con l’obiettivo di salvaguardare gli ambienti fluviali, dai pesci alle piante. «Abbiamo calcolato – conclude Ghiselli – che potremmo ricavare almeno 3mila litri in più dalla portata del Sesia se non si dovesse applicare questa normativa: io credo che, in momenti critici come quelli stiamo vivendo, le istituzioni, dalle Regioni all’Unione europea, dovrebbero introdurre una deroga e consentire di attingere acqua dai fiumi in modo più abbondante». Nemmeno le rilevazioni di Arpa Lombardia vengono in aiuto dei risicoltori lomellini: poche nevicate in montagna nella stagione invernale e primaverile 2025-2026, e meno acqua disponibile in quota per i fabbisogni della stagione estiva. I ridotti apporti registrati nel corso della stagione nivologica e la ridotta densità del manto nevoso fanno registrare valori nettamente inferiori alla media del periodo 2015-2025, con anomalie negative comprese tra meno 30 e meno 60 per cento. Non confortano nemmeno i valori sulle riserve più resistenti: i dati misurati sui ghiacciai lombardi delineano un contesto di innevamento deficitario rispetto alla media decennale di riferimento (meno 39%). «Tutta la stagione nivologica – spiega Tommaso Porro, nivologo del centro regionale Neve e valanghe di Arpa Lombardia – è stata caratterizzata da uno scarso innevamento a tutte le quote. L’analisi dei dati raccolti conferma che i quantitativi di acqua immagazzinata nel manto nevoso sono complessivamente risultati inferiori alla media storica. Questo è visibile sia dalle misure ricavate dalle stazioni meteorologiche, sia dai rilievi manuali effettuati alle quote più elevate sui ghiacciai alpini». Anche il periodo primaverile che si sta chiudendo è risultato povero di apporti nevosi.