di
Davide Maniaci
Il caso è esploso in una riunione alla Borsa merci di Mortara organizzata dalla Confederazione Italiana Agricoltori. L’accusa: ne prelevano più del dovuto
Come in ogni periodo di siccità prolungata, tra gli agricoltori scoppia «la guerra dell’acqua». Il caso è esploso in una riunione alla Borsa merci di Mortara organizzata dalla Confederazione Italiana Agricoltori. Il clima era tesissimo. La teoria di alcuni produttori agricoli lomellini (riso, mais e soia) è chiara. «I nostri colleghi più a monte prendono molta più acqua del dovuto, e a noi non rimane niente. Le previsioni sono disastrose, rischiamo di non avere il raccolto».
L’ampia zona tra i fiumi Sesia e Ticino è gestita, dal punto di vista irriguo, dal consorzio Est Sesia, attualmente commissariato. Si è fatto portavoce spontaneo degli scontenti Alberto Fusar Imperatore, imprenditore di Ottobiano. «Nel 2022 — si chiede — non aveva piovuto per mesi ed eravamo all’asciutto. La scorsa primavera, invece, di acqua ne è scesa: perché a noi non arriva niente? Una situazione intollerabile aggravata dai prezzi, saliti in pochi anni del 35 per cento, e dal fatto che spesso dobbiamo pagare prima l’acqua che non siamo neanche sicuri di ottenere. Come un overbooking. Se qualcuno ha sbagliato, forse i vertici di Est Sesia, allora si dimetta. Se io a fine anno devo decidere se accendere la mietitrebbia o meno perché non riuscirei a guadagnare, allora valuto di chiudere. Tante aziende agricole della zona lo stanno facendo. In Lomellina stanno distruggendo l’ultimo settore produttivo, dato che l’industria è morta da un pezzo».














