Zolle indurite, vegetazione secca, frutti cotti sulla pianta, corsi d’acqua ridotti a sparuti rigagnoli. Gli effetti della catastrofe climatica si vedono anche nelle campagne forlivesi, interessate dalla siccità come oltre il 60% del territorio nazionale in base ai dati di Coldiretti (su mappe Copernicus). Da nord a sud, secondo l’analisi di Coldiretti, le temperature estreme stanno mettendo in ginocchio tutte le filiere, dai cereali all’ortofrutta, dalle olive all’uva, fino ai pascoli, e la produzione di latte è calata del 20%.
Andrea Ferrini, vicepresidente di Coldiretti Forlì-Cesena, coltiva prevalentemente kiwi (che necessitano di grandi quantità d’acqua) e ha un vigneto ormai pronto per la vendemmia. "Cominceremo intorno a Ferragosto, con almeno dieci giorni di anticipo rispetto alle annate precedenti", spiega. Ferrini si ritiene fortunato, perché in pianura può ancora utilizzare l’acqua del Cer, il Canale emiliano-romagnolo. Ma, col fiume Po in secca e minacciato dall’avanzata del cuneo salino (risalito per oltre 25 chilometri dalla foce), le condotte potrebbero essere chiuse da un momento all’altro.
Come si riesce, allora, a fronteggiare l’emergenza? "Imparando da chi, come i colleghi pugliesi e siciliani, deve fare i conti da tempo con la cronica mancanza d’acqua – risponde Ferrini –. Ho impostato tabelle di irrigazione per limitare al massimo gli sprechi e il rischio di evaporazione, privilegiando le ore notturne. E sulla vigna sto provando per la prima volta la tecnica della polvere di roccia, usata nell’agricoltura bio siciliana, per proteggere le piante da ustioni per l’eccessiva esposizione al sole".











