Il cambiamento climatico non è più solo uno scenario futuro, ma una realtà che sta trasformando il territorio. L'estate 2026, tra le più torride e asciutte degli ultimi anni, sta lasciando un segno profondo nelle campagne del Torinese: campi di mais bruciati dal sole, corsi d'acqua ridotti a esili rivoli e raccolti compromessi. Le immagini dei fiumi Stura e Orco quasi in secca e delle distese di pannocchie ormai secche raccontano meglio di qualsiasi statistica gli effetti di una siccità che mette in ginocchio il settore primario. A fotografare l'emergenza è Coldiretti Torino, che stima oltre 30 milioni di euro di perdite già accumulate, una cifra destinata ad aumentare con l'avvicinarsi della trebbiatura. Mais in crisi: raccolti ridotti fino al 70% nelle campagne torinesi La coltura simbolo della provincia è il mais, che in annate normali rappresenta circa un terzo dell'intera produzione piemontese. Quest'anno, però, la mancanza di piogge e le temperature eccezionalmente elevate stanno compromettendo i raccolti. Le aziende che possono irrigare registrano già cali produttivi intorno al 30%, mentre nelle aree prive di impianti irrigui le perdite arrivano fino al 70%. Le pannocchie sono più piccole, spesso incomplete, mentre in molti appezzamenti le piante sono ormai completamente disseccate. L'acqua disponibile nei canali diminuisce di giorno in giorno e molti agricoltori sono costretti a ricorrere al costoso pompaggio dalle falde, con un ulteriore aumento dei costi di produzione. Coldiretti Torino: il mais è una coltura strategica per l'intera filiera «Al di là della cifra già significativa delle perdite economiche - sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici - vogliamo ricordare che il mais è una coltura strategica non solo per l'alimentazione animale, ma anche per numerose produzioni industriali, dall'industria alimentare fino alle bioplastiche compostabili. La riduzione del raccolto avrà effetti ben oltre il comparto agricolo». Una situazione che rischia di aumentare la dipendenza dalle importazioni proprio mentre i mercati internazionali restano instabili a causa delle tensioni geopolitiche.
Campi bruciati e fiumi in secca, perso fino al 70% del mais. Allarme Coldiretti: 30 milioni di danni
Stura e Orco sono asciutti, gli agricoltori chiedono piccoli invasi, nuove infrastrutture idriche, sostegno ai pozzi e ricerca su varietà agricole più resisten…










