La frenata da palazzo Chigi sullo scontro con il presidente americano. Il timore delle ritorsioni sugli scambi commerciali e i dossier ancora da firmare con Washington. L'idea che in fondo dalla lite c'è chi ci sta guadagnando più dell'altro: cosa raccontano i retroscena dei quotidiani
Nei corridoi di Palazzo Chigi gira un sospetto piuttosto preciso: Donald Trump non avrebbe mai trovato il tempo di leggere la prima replica firmata da Giorgia Meloni, quella in cui la premier di fatto lo accusava di mentire quando le rimproverava di «implorare una foto» con lui. A sostegno di questa lettura, raccontano fonti riportate dal Corriere della Sera, c’è il fatto che nella controreplica il presidente americano non sia mai entrato nel merito delle accuse della premier, né quella di essere in sostanza un bugiardo né quella di stare a braccetto più con gli autocrati che con le democrazie europee.
La premier, a questo punto, ha deciso che è il momento di chiudere. Lo ha anche scritto nel commento sotto il suo post su Instagram: «Non tornerò sull’argomento, perché credo ancora nell’unità dell’Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all’altezza del nostro compito». Una posizione dettata dalla volontà di non far scivolare ancora di più sul personale uno scontro che, così com’è, ha pochi precedenti nei rapporti tra Roma e Washington e da cui a perderci di più rischia di essere solo una parte.











