Aspettare e vedere.

Confidando che ancora una volta gli attacchi a testa bassa ai Paesi europei, Italia compresa, restino minacce sulla carta. Nel giorno in cui il governo diventa il "secondo più longevo" della storia repubblicana, nessuno ha voglia di parlare di Donald Trump. E non solo perché la risposta sui dazi la coordina Bruxelles, ma anche perché l'idea di un disimpegno americano negli avamposti europei per ora ai piani alti del governo non la vogliono nemmeno prendere in considerazione.

"Non ne capirei le ragioni", l'unico commento, a caldo, da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto. Mentre Giorgia Meloni, molto concentrata sulla politica interna negli ultimi giorni, per ora si è tenuta alla larga dalla questione.

L'esecutivo "reagisca", non si mostri ancora subalterno al presidente americano, la incalzano intanto le opposizioni, chiedendo da un lato, come fa Elly Schlein, di ripristinare il fondo per l'automotive, e dall'altro di revocare l'impegno "folle" del 5% del Pil in spese per la difesa, come aggiunge Angelo Bonelli. Ma se gli Usa si dovessero sfilare, ancora di più servirebbe rafforzare quello che Meloni ha sempre definito come il "pilastro europeo della Nato".