Come in quei matrimoni che, quando finiscono, fanno tornare a galla tutti i rospi che fino a quel momento si erano ingoiati, così la rottura di Donald Trump con Giorgia Meloni fa volare gli stracci tra Roma e Washington. Temevano che non fosse finita lì, a Palazzo Chigi, che dopo quel «mi ha fatto pena» buttato lì dal presidente Usa nella telefonata con un giornalista di La7 riferito alla presidente del Consiglio e alla sua presunta «supplica» di una foto insieme, il tycoon sarebbe tornato presto a cannoneggiare contro l'(ex?) amica Giorgia. E avevano ragione. Perché neanche ventiquattr'ore dopo quel primo, pesantissimo affondo contro la premier, con tanto di video-replica di Meloni da Bruxelles («Io e l'Italia non imploriamo mai»), rieccolo all'attacco, Trump. E stavolta non ci sono margini di interpretazione che tengano, né possibilità di fraintendimento. Quello che pensa il presidente americano lo mette nero su bianco, in un post sul suo social Truth. E con la leader italiana è un nuovo botta e risposta, durissimo.

Scrive di fretta, l'inquilino della Casa Bianca, a giudicare dal fatto che nella prima versione del post sbaglia pure il nome della premier (ribattezzata «Gigiorgia Meloni»). «Mi ha chiesto, più e più volte, di fare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia», insiste Trump. «Sta andando male in Italia con il suo livello di popolarità, forse perché ha detto no agli Stati Uniti d'America, un Paese che ama e protegge veramente l'Italia, quando si è trattato di impedire all'Iran di ottenere o sviluppare un'arma nucleare (ma lo ha fatto anche la NATO, se è per questo!)». Eccolo, il motivo principale dell'irritazione trumpiana verso la timoniera di Palazzo Chigi: il no all'uso della base di Sigonella ai caccia a stelle e strisce diretti in Iran lo scorso marzo. «Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio o di volo dell'Italia, un grande disagio logistico», continua il commander in chief Usa. «E questo nonostante il fatto che gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all'anno per proteggere l'Italia e altri "cosiddetti" alleati della NATO». Ed ecco la stoccata finale: «Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, vuole tornare a essere amica per far "salire i suoi numeri". No grazie!!!», punge The Donald. Convinto, non difettando come noto di autostima, che la leader di Fratelli d'Italia cerchi il riavvicinamento con lui perché le fa comodo per rinsaldare i suoi consensi.La replica Meloni, rientrata a Roma venerdì sera dopo un Consiglio europeo terremotato dalle cannonate trumpiane, legge quelle parole e decide che ignorarle non si può. La risposta, stavolta, non arriva a tambur battente com'era avvenuto con il video di ventiquattr'ore prima. Si prende qualche ora di tempo, la premier, si confronta con i suoi. E decide di ribattere direttamente sotto il post di Trump, per iscritto, in inglese. Quasi un modo per essere certa che le sue parole arrivino forti e chiare anche oltreoceano. «Presidente Trump, questi attacchi continui e immotivati sono privi di senso», verga Meloni. Che si toglie subito un sassolino (o un macigno?) dalle scarpe: «Per quanto riguarda la mia popolarità, essere tuo amica non l'ha certo favorita, né dipende dal mio rapporto con te». La vittoria del No al referendum di marzo lo dimostra: altro che premiare, in FdI sono convinti che la premier abbia pagato carissima la vicinanza a Trump. «La mia popolarità - scrive - dipende dalla mia capacità di difendere l'interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto». A cominciare dall'uso delle basi militari americane in Italia. La premier mette i punti sulle i: «Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non potranno essere violati finché sarò Primo Ministro. L'Italia - sottolinea Meloni - rimane una nazione sovrana». Poi la chiosa, velenosissima. «In ogni caso - si chiude il commento - la mia popolarità non è affar tuo. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua». Che non è messa bene, sembra suggerire la presidente tra le righe, considerato il minimo storico dei consensi raggiunto dal tycoon dopo la guerra in Iran in vista delle prossime elezioni di mid-term.Condividendo la risposta a The Donald sulle sue pagine social, la premier aggiunge una postilla. «Non tornerò sull'argomento», scrive, «perché credo ancora nell'unità dell'Occidente. E non credo che questo sia uno spettacolo all'altezza del nostro compito». Non è il caso di alzare il livello dello scontro così tanto da non poter più tornare indietro. Non vuole strappi irreparabili con gli Usa, la premier, convinta che in quel caso sarebbe l'Italia a pagarne il conto.Il faccia a faccia Finita qui, dunque? Chissà. Di certo c'è che a questo punto, con i rapporti Roma-Washington precipitati a un livello forse mai così basso negli ultimi decenni, a Palazzo Chigi studiano il da farsi. Soprattutto in vista del prossimo faccia a faccia tra Meloni e Trump, tra meno di 20 giorni. Il 7 e 8 luglio, ad Ankara, è in agenda il vertice dei capi di Stato e di governo della Nato. Sarà quella, l'occasione in cui Giorgia e Donald si rivedranno. E le chances di ricucire non appaiono scontate. Del resto il summit turco arriva infatti in un contesto segnato da crescenti pressioni americane affinché i membri dell'Alleanza aumentino in modo significativo gli investimenti in difesa. Per Trump, l'Europa - Italia compresa - non fa abbastanza. Queste le premesse. Destinate però a scontrarsi con una variabile non da poco, con cui ormai nel Vecchio continente ci si è abituati a fare i conti: l'imprevedibilità del tycoon.