Trump, dopo la batosta nel Golfo, è messo male non riesce a fare la pace con i nemici e neppure con gli amici. Ma quando la politica internazionale come a Evian viene trascinata dai protagonisti nel gossip significa che qualcosa è andato davvero storto: gli attori sono nervosi perché il capocomico dell’Occidente, il presidente Usa, sta attraversando non solo una crisi personale di consenso ma qualcosa di molto più concreto, un fallimento geopolitico accompagnato da grandi mutamenti. E così ci rimette chi capita a tiro come la Meloni.

Che pensava di andare a Evian, sulle note di Felicità di AlBano, come a una scampagnata.

Gli iraniani minacciano la chiusura di Hormuz se continuano i bombardamenti in Libano: in questo caso i nemici sono gli iraniani, gli Hezbollah libanesi ma soprattutto l’alleato di ferro Netanyahu che ritiene gli accordi di Trump con Teheran una «catastrofe» e non ha nessuna intenzione di rinunciare a un pezzo del Libano e alla sua ampia “fascia di sicurezza”. Ne va della sua rielezione, sempre più incerta secondo i sondaggi. La tregua annunciata ieri da Tel Aviv è sempre in bilico.

Trump tra due anni sarà in pensione, si è fatto uno scudo di leggi e leggine per proteggere dai tribunali se stesso e i suoi inguardabili famigliari e amici. Ma Netanyahu no. Il premier israeliano è una sorta di ergastolano costretto a restare al potere a vita per non finire alla sbarra o persino dietro le sbarre, senza contare che è pure inseguito come Putin da un mandato della Corte penale internazionale. A regola non può venire neppure nei resort italiani che stanno comprando nel sud Italia gli investitori israeliani e l’intelligence di Tel Aviv. Trump è inferocito con Netanyahu: se non fosse per me saresti in prigione gli ha detto. Sono frasi pesanti, di solito nei films sono seguiti dai colpi di pistola dei protagonisti.