ÈVIAN-LES-BAINS Si prende i riflettori del G7 Donald Trump, forte di un accordo di pace fragilissimo in cui le condizioni per non ripiombare nel baratro sono ancora tutte da decidere e da scrivere. Eppure il Presidente Usa è arrivato a Èvian-les-Bains convinto di avere il vento in poppa, con la postura di chi ha riportato la pace in Medio Oriente mettendo fine a un conflitto diventato spina nel fianco di mezzo pianeta. E pazienza se la guerra in Iran l'ha decisa a tavolino con Benjamin Netanyahu in solitaria, senza nemmeno avvisare gli alleati. L'intesa ormai è fatta, la stretta di mano vicina, e ora servono anche i leader tacciati di «irrilevanza» appena 48 ore prima per sminare un braccio di mare in cui prima del giorno X, il 28 febbraio scorso, transitava un quarto dell'energia mondiale. Poi la paralisi. E ora i passi per lasciarsi finalmente alle spalle le mine disseminate dai Guardiani della rivoluzione lungo lo stretto di Hormuz muovono anche da qui, da questo paesino incastonato tra le Alpi e il Lago Lemano. Ad Hormuz è il momento di ripartire, venerdì lo stretto sarà «riaperto completamente», annuncia il Presidente Usa seduto al fianco di Macron, tornato d'un tratto, ma solo a parole, «amico speciale». Per ripristinare la navigazione «non credo che avremo bisogno di molto aiuto – aggiunge infatti il tycoon con fare borioso di chi non ha sorvolato l’Atlantico per venire a chiedere una mano agli alleati – perché abbiamo un accordo che prevede che il passaggio sia aperto. E non ci saranno pedaggi». Parole chiare e ferme. Soprattutto necessarie in ore in cui sui negoziati che apriranno la cosiddetta “fase due” dell’accordo gira di tutto, compresa la voce che sarà Teheran, assieme all’Oman, a regolamentare la navigazione nello Stretto. Trump frena ma poi aggiusta il tiro, perché rimettere in moto lo Stretto è una priorità per tutti, States compresi. «Non credo tuttavia sia una cattiva idea – aggiunge infatti – avere una o due navi provenienti da alcuni paesi». Tanto più che «non si sa mai cosa può succedere».