A Évian-les-Bains, il G7 di giugno 2026 si configura come un passaggio decisivo per la diplomazia globale: dopo settimane segnate dalla crisi con l’Iran, gli alleati occidentali sono riusciti a riportare la guerra in Ucraina al centro delle priorità di Donald Trump.

Archiviato il dossier mediorientale, il presidente statunitense è tornato a sedersi al tavolo con Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron, riaprendo con decisione il capitolo del conflitto russo-ucraino. Le immagini del vertice restituiscono un trilaterale ad alta intensità politica, nel quale Washington, Parigi e Kyiv hanno ritrovato uno spazio di decisione condiviso dopo mesi di frizioni, priorità divergenti e ambiguità.

La presenza di Trump è l’ago della bilancia attorno al quale l’Europa tenta di “ricostruire il consenso”. Il suo approccio transazionale è emerso nella richiesta esplicita rivolta a Mosca di “fare un accordo”, motivata dall’enorme tributo di vite umane pagato da entrambi i fronti.

Non solo: durante la sessione di 75 minuti dedicata a Kyiv, Trump ha concordato con i leader del G7 la necessità di inasprire le sanzioni contro la Russia, colpendo direttamente i settori nevralgici del petrolio e del gas naturale. Mentre il presidente americano punta a una soluzione rapida per “fermare i combattimenti” e incassare un esito negoziale, per l’Europa e per Zelensky la strada per “costruire una pace” duratura richiede ben altre garanzie.