Quello andato in scena in queste ore a Evian les Bains, in Francia, ha tutta l’aria di un corteggiamento ben riuscito. Donald Trump è arrivato all’Hotel Royal, dove era in corso il vertice del G7, galvanizzato dall’accordo con Teheran, che ha definito “magnifico” e un “punto di svolta per l’intero Medio Oriente”. Nessuno ha preferito contraddirlo anche se è chiaro c’è ancora molto lavoro da fare. La riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine (se di fine si tratta) dei bombardamenti nella regione, è anche nell’interesse degli europei. Ma plaudire al memorandum e riavvicinare il presidente americano risponde a un altro obiettivo: rifocalizzare la sua attenzione verso un fronte cruciale per l’Europa, quello ucraino. Per settimane il conflitto in Iran ha oscurato quello di Kiev. In Alta Savoia, gli alleati di Washington hanno lavorato per spingere l’Ucraina di nuovo in alto nell’agenda di Donald Trump. E in parte ci sono riusciti. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky a margine del vertice e aver visto le immagini della cattedrale della Dormizione in fiamme dopo un raid russo, il presidente americano ha dichiarato ai giornalisti che “è giunta ora che Mosca faccia un accordo” e che farà “tutto ciò che è in suo potere” per fermare il conflitto. Trump si è anche impegnato a ripristinare le sanzioni sul petrolio russo, sospese durante la guerra nel Golfo per contenere l’inflazione. “Potremo farlo perché ora il petrolio scorre liberamente” ha detto. È uno spiraglio abbastanza ampio per alimentare le speranze europee.
G7: l’Ucraina torna al centro | ISPI
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