Gli storici del futuro saranno sicuramente in grado di rispondere alla grande domanda emersa dopo la conclusione del G7 di Évian: è stato tutto un teatro diplomatico destinato a nascondere profonde divergenze? Oppure c’è stata davvero un’abile manovra che ha permesso di riportare gli Stati Uniti nel campo dei paesi che sostengono l’Ucraina?
Il vertice, in effetti, ha prodotto la firma di Donald Trump in calce a una dichiarazione che proclama un appoggio incondizionato all’Ucraina, dopo mesi segnati dal disinteresse statunitense. L’amministrazione Trump aveva evidentemente la testa altrove, nello specifico dalla guerra con l’Iran, ma non possiamo dimenticare le dichiarazioni sprezzanti del vicepresidente JD Vance, che si era pubblicamente rallegrato per il fatto che gli Stati Uniti non aiutassero più Kiev.
La dichiarazione sull’Ucraina prevede di aumentare la fornitura di armamenti per la difesa aerea, la cui carenza, per Kiev, è diventata drammatica. Volodymyr Zelenskyj, presente a Évian, ha mostrato a Trump le foto degli ultimi bombardamenti russi contro obiettivi civili, compresa la cattedrale della Dormizione. Le immagini hanno scosso il presidente statunitense, al punto da fargli dichiarare pubblicamente che “la Russia dovrebbe concludere un accordo”. Trump ha annunciato che ristabilirà le sanzioni petrolifere contro Mosca, sospese durante il blocco dello stretto di Hormuz.










