Bruxelles – “Restiamo uniti nel nostro incrollabile sostegno all’Ucraina per la difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”. Si apre con queste parole la dichiarazione congiunta sulle principali questioni geopolitiche del momento, firmata dai leader del G7 riuniti ad Evian. È tradizionalmente il documento più importante di questa tipologia di summit e – sul tema dell’aggressione russa all’Ucraina – è già un risultato che almeno sulla carta si sia riusciti a trovare una posizione comune. La cronaca degli ultimi mesi raccontava una storia molto diversa, in cui la visione del conflitto dei principali Paesi europei e quella degli Stati Uniti di Donald Trump apparivano sostanzialmente incompatibili.Nuovi aiuti all’Ucraina e sanzioni contro il petrolio di Mosca: un Trump in versione ‘filo-Kiev’?La sensazione che i leader del Vecchio Continente fossero riusciti a riportare il tycoon – almeno apparentemente – dalla parte di Kiev si era già avuta nella giornata di ieri (16 giugno). “La Russia deve fare un accordo e farò tutto ciò che è in mio potere perché questo accada”, aveva scandito Trump in un breve scambio con i giornalisti, per poi annunciare che a tal fine “presto potrebbero essere reintrodotte le sanzioni sul petrolio russo”. Parole pronunciate a smentire le fosche previsioni del presidente francese, Emmanuel Macron, che poco prima – accompagnando il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky al faccia a faccia con The Donald – aveva bisbigliato di aver avuto un “incontro difficile” col presidente USA proprio sul tema dell’Ucraina.La dichiarazione odierna riflette l’improvviso slancio filo-Kiev dell’erratico inquilino della Casa Bianca. Tutti i leader del G7 – Trump compreso – sottolineano i progressi compiuti negli ultimi mesi dall’Ucraina sul campo di battaglia, parlando addirittura di un “nuovo slancio” nelle operazioni militari. Ed è proprio al fine di non far esaurire questo slancio che i firmatari annunciano di aver trovato un accordo per “aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, missili intercettori e armi a lungo raggio”. Inoltre, si starebbe valutando anche la possibilità di autorizzare Kiev a produrre direttamente sul proprio territorio un numero maggiore di armamenti utilizzando tecnologie e licenze dei Paesi alleati.Parallelamente al supporto per il popolo aggredito, si punta anche ad intensificare l’azione contro lo Stato aggressore. Facendo seguito a quanto annunciato da Trump ieri, i leader si impegnano ad “aumentare la pressione sull’economia di guerra russa” al fine di convincere Mosca a sedersi al tavolo dei negoziati. “Rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle nei settori del petrolio e del gas”, è il proposito contenuto all’interno del comunicato. Del resto – secondo i leader – questo è il momento più opportuno per procedere con ulteriori misure in campo energetico “poiché il presidente Trump ha ottenuto un accordo che sosteniamo per la riapertura dello Stretto di Hormuz”.La classica carezza all’ego del tycoon, che ormai tutti i suoi interlocutori hanno compreso essere il prezzo da pagare per ottenere quello che vogliono.Medio Oriente: lodi all’accordo USA-Iran, ma resta l’incertezza sulla riapertura di HormuzEd è proprio all’altro grande fronte di guerra del nostro tempo – quello mediorientale – che è dedicata la seconda parte della dichiarazione congiunta. Salutando positivamente l’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran – la cui firma è prevista venerdì 19 giugno a Lucerna – i Paesi del G7 sottolineano come l’intesa rappresenti “un’opportunità storica per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari”. A questo provvisorio memorandum d’intesa dovrà seguire un accordo vero e proprio che sia “robusto e completo” e che garantisca che Teheran “non ottenga mai un’arma nucleare”.Manca – volontariamente – un riferimento alla merce di scambio che Trump ha messo sul piatto affinché questo risultato venga raggiunto: la revoca di tutte le sanzioni oggi in vigore contro la Repubblica Islamica, il rilascio di deroghe da parte del Dipartimento del Tesoro USA per l’export di petrolio greggio irianiano e lo scongelamento progressivo dei fondi e degli asset di Teheran soggetti a restrizioni.L’altra grande questione al centro dell’accordo è quella relativa alla riapertura dello Stretto di Hormuz, rispetto al quale non è ancora chiaro se l’Iran voglia mantenere il diritto di imporre il pagamento di un pedaggio. Il comunicato del G7 riflette questa preoccupazione, con i leader che riaffermano “il diritto di passaggio in transito senza restrizioni né pedaggi”, considerata “una pietra angolare del commercio internazionale”. I firmatari accennano anche alla proposta franco-britannica di creare una coalizione per sminare lo Stretto e assicurare una rapida ripresa del traffico. L’idea è ben accolta, ma non si fa ancora nessuna menzione del ruolo che potrebbero svolgere gli altri Paesi dell’Unione europea.In ogni caso, l’obiettivo di lungo termine – specialmente per l’Europa – resta quello di raccogliere gli insegnamenti di questa nuova crisi per rafforzare la propria resilienza energetica. “Ci impegniamo ad accelerare la diversificazione delle rotte di approvvigionamento”, si legge nel testo che contiene un particolare riferimento al Canada e al suo “potenziale di fornire nei prossimi anni una significativa capacità aggiuntiva ai mercati globali”. Proprio ieri, il primo ministro canadese, Mark Carney, ha fatto sapere che il Paese punta a produrre 150 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) entro la fine dell’anno per far fronte alla crescente domanda da parte dei Paesi europei.Quanto agli altri fronti aperti in Medio Oriente, i leader del G7 tornano a chiedere “un immediato e solido cessate il fuoco” in Libano, il disarmo di Hezbollah e “la fine delle violenze in Cisgiordania”. Ancora una volta, però, a far rumore sono soprattutto i non detti: sul Libano non si fa alcun riferimento al ruolo destabilizzatore svolto da Israele, mentre sulla Cisgiordania ciò che si chiede è la fine delle violenze, non dell’occupazione da parte di Tel Aviv.Indo-Pacifico: no all’uso della forza contro Taiwan e stop ai programmi nucleari in Nord CoreaNon ci sono (ancora) guerre in corso, ma l’Indo-Pacifico è una regione ricca di potenziali fonti di instabilità. E il documento odierno prova ad affrontarle.I leader affermano anzitutto la loro opposizione a “qualsiasi tentativo unilaterale di modificare lo status quo attraverso la forza nel Mar Cinese orientale e meridionale e nello Stretto di Taiwan“. Si esprime poi “profonda preoccupazione” per i programmi nucleari e balistici della Corea del Nord, ribandendo la necessità di una “completa denuclearizzazione” del Paese.Quanto ai “profondi squilibri globali” che esistono tra Oriente e Occidente dal punto di vista economico, il G7 sottolinea come l’unico modo per risolverli sia attraverso il dialogo. In tal senso, i leader accolgono con favore il recente Global Convergence for Growth Summit. Al vertice – organizzato dalla Francia lo scorso 11 giugno e concepito come un momento di confronto per allentare le tensioni commerciali e geopolitiche – hanno preso parte i rappresentanti di USA, Brasile, Cina, Giappone, India, Corea del Sud e Unione europea.